di Giulio Sensi
Corriere della Sera, 16 aprile 2025
Via all’iniziativa per sensibilizzare le comunità e per fornire strumenti per essere più informati. “Il gioco d’azzardo produce grandi danni nelle vite delle persone”. “Non chiamiamolo gioco. Il gioco è un’altra cosa, è espressione di libertà e benessere. L’azzardo produce grandi danni nelle vite delle persone”. Le parole sono importanti, non ha dubbi Caterina Boca, referente della Caritas per il progetto “Vince chi smette”. È partito alcune settimane fa e 80 Caritas delle diocesi italiane lo hanno subito messo in pratica per prevenire contro i rischi che le ludopatie stanno provocando. Sono tornate di attualità in questi giorni con la notizia delle indagini in corso sulle scommesse dei calciatori professionisti. Si parla solo di loro, ma non sono gli unici ad essere stati colpiti dall’azzardo. I dati parlano chiaro: secondo le statistiche di giocoresponsabile.info nel 2024 sono stati spesi dai cittadini 160 miliardi di euro. La sanità italiana costa 140 miliardi di euro, l’educazione 67 miliardi.
Da più di dieci anni, dal 2013, l’azzardo è riconosciuto come patologia perché provoca una condizione patologica di dipendenza, con l’incapacità cronica di resistere all’impulso del gioco e conseguenze anche gravemente negative sulla persona, la sua famiglia e le sue attività professionali. In Italia giocano il 60% degli adulti, il 37% della “generazione z” e il 26% degli anziani. “Per questo abbiamo chiamato il progetto “vince chi smette” perché è proprio così - aggiunge Caterina Boca -.
Siamo partiti a sensibilizzare le comunità e a fornire strumenti per essere più consapevoli dei danni che l’azzardo produce nelle loro vite, ma anche in quelle di chi li circonda. L’obiettivo è la prevenzione e gli strumenti sono molti: un questionario per capire quanto le persone ne sanno, delle video-testimonianze preziose, la app “vince chi smette”, il sito e altre attività interattive. Perché le persone devono imparare a riconoscere le insidie che ci sono”.
La Caritas li chiama percorsi di animazione comunitaria anche per fare in modo che l’azzardo non diventi un mezzo per inseguire il consumismo che le piattaforme social mostrano e verso cui tentano chi le popola. “Perché siamo tutti persuasi - aggiunge Boca - a spingerci per vivere vite diverse da quelle che abbiamo e a inseguire i grandi personaggi sui social che sembrano più attraenti. Accade fra i ragazzi, ma anche fra gli adulti. E gli anziani per colmare la solitudine che spesso li colpisce. Se tornano ad essere attori della comunità scongiurano questi rischi”.
“Vince chi smette” va avanti e l’obiettivo della Caritas è quello di coinvolgere sempre più territori per intraprendere percorsi concreti e impedire che la dipendenza diventi patologica e provochi danni inestimabili. E farlo proprio nell’anno del Giubileo ha un valore ancora più grande. “Parliamo di prevenzione - conclude Boca - perché è il nostro ruolo. Altre organizzazioni ed enti, come i Serd, hanno esperienze e professionalità di carattere sanitario, ma è importante anche lavorare sulla sensibilizzazione per aiutare le persone a liberarsi dalla catena dell’azzardo”.











