di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 dicembre 2020
Nella nostra stessa situazione in Europa solo Repubblica Ceca e Malta. Sono tre gli Stati membri dell'Unione europea che non hanno ancora istituito un ente nazionale indipendente per i diritti umani. Tra gli inadempienti, oltre alla Repubblica Ceca e Malta, c'è anche l'Italia.
A bacchettare il nostro Paese, recentemente, ci ha pensato la commissione Ue che ha messo a punto una strategia per rafforzare l'applicazione della Carta dei diritti fondamentali nell'Unione europea. In base alla nuova Strategia, dal 2021, la Commissione presenterà una relazione sull'applicazione della Carta da parte degli Stati, con particolare riferimento ai diritti fondamentali nell'era digitale.
Non solo. Ha sottolineato che gli Stati membri, nei quali manca ancora un'istituzione nazionale indipendente con competenza sui diritti umani e in grado di mettere in contatto società civile e governo, saranno tenuti a procedere in questa direzione.
Quindi l'Italia dovrà fare in modo di adeguarsi con quanto richiesto dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione del 1993 sulle "Istituzioni nazionali per la promozione e la protezione dei diritti umani", con la quale è stato stabilito che tutti gli Stati del mondo devono creare le indicate istituzioni nazionali.
Una mancanza, quella italiana, che la mette in una situazione atipica. L'istituzione di una Commissione nazionale per i diritti umani - in attuazione della risoluzione 48/134 Onu - è stata oggetto di dibattito parlamentare in particolare nel corso della XVI legislatura. Nel 2009 la Commissione Affari costituzionali del Senato ha avviato l'esame di due proposte di legge di iniziativa parlamentare in materia. Successivamente, il 7 giugno 2011, il governo ha presentato un proprio un disegno di legge che è stato approvato, con alcune modifiche, dall'Assemblea del Senato (20 luglio 2011).
L'iniziativa del governo era originata dall'impegno assunto dall'Italia, una volta entrata a far parte del Consiglio Onu dei diritti umani, di costituire un organismo indipendente in materia di diritti umani in attuazione della risoluzione ONU n. 48/ 134 del 1993. Il testo trasmesso alla Camera è stato esaminato dalla I Commissione Affari costituzionali in sede referente che vi ha apportato alcune modifiche prima di approvarlo il 18 dicembre 2012. Ma questo pochi giorni prima dello scioglimento delle Camere e il disegno di legge non è più passato. Quindi un nulla di fatto.
Ricordiamo che a fine giugno è stato il garante nazionale delle persone private della libertà a sollecitare l'attuazione della Commissione nazionale indipendente per la promozione e protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Come detto, non ha ancora visto la luce a distanza di ben ventisette anni dall'approvazione della Risoluzione dell'Onu.
Il Garante ha osservato che la delegazione italiana, l'anno scorso, ha preso un impegno davanti al working group del Consiglio dei diritti umani: nella presentazione iniziale come primo punto è stata "riaffermata la volontà" da parte del "governo italiano di stabilire una Istituzione nazionale indipendente dei diritti umani in conformità con i Principi di Parigi".
A tal proposito, il Garante ha sottolineato il fatto che la delegazione ha citato la proposta di legge (del 2018) attualmente pendente alla Camera dei deputati sull'istituzione di un organismo indipendente, al momento - e da molto tempo - all'esame in Commissione. Ora ci ha pensato anche la Commissione Ue ha ricordarlo.











