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di Irene Carmina

La Repubblica, 3 aprile 2024

Intervista al sociologo: “Il 40% dei detenuti assume psicofarmaci, in larga parte sedativi”. Per Luigi Manconi, sociologo dei fenomeni politici ed ex sottosegretario alla Giustizia nel governo Prodi, il carcere oggi assomiglia a una grossa “bancarotta irreversibile”. Un luogo non solo inutile ma anche dannoso che calpesta i diritti dei detenuti. Con l’aggravante che, “se la classe politica non adotterà provvedimenti radicali, la situazione potrà solo precipitare”.

Cosa non funziona nelle carceri?

“Rispondo con una domanda. Qual è l’interesse fondamentale alla sicurezza collettiva? Che si esca dal carcere incattiviti o che, una volta fuori, ci si possa integrare nel sistema di relazioni sociali? Nel primo caso il carcere funziona, nel secondo caso è un autentico fallimento”.

L’alternativa qual è?

“In Germania la metà delle pene inflitte sono di natura pecuniaria, ovviamente parametrate sulle possibilità economiche dei condannati e, in caso di impossibilità economica, sono convertite in lavori utili alla collettività. In Italia, però, vista la situazione di piena emergenza, andrebbero prima adottati provvedimenti eccezionali, come l’amnistia e l’indulto. Solo una volta abbassata la temperatura di questo corpaccione febbricitante che è il carcere, si dovrebbe procedere a grandi riforme strutturali come quelle di altri paesi simili a noi”.

Il carcere è davvero un inferno per i detenuti?

“Il 40% dei detenuti assume psicofarmaci, in larga parte sedativi. I diritti dei detenuti, dalla salute all’affettività, sono mortificati. Badi bene, la pena detentiva deve consistere solo ed esclusivamente nella privazione della libertà: il detenuto resta titolare di tutti gli altri diritti di cui gode il cittadino. Solo che, nella realtà, non avviene”.

Per un detenuto disabile deve essere allora un doppio inferno, non crede?

“È come essere imprigionati due volte. Se si è privi della capacità di movimento e di ogni autonomia, anche soddisfare bisogni fisiologici primari diventa un’impresa. Ma attenzione, la legge parla chiaro: la carcerazione è incompatibile con uno stato di salute particolarmente grave, che va curato e assistito in un luogo diverso dal carcere dove pure le esigenze di sicurezza possano essere assicurate”.

Altra emergenza: il sovraffollamento delle carceri…

“Attualmente ci sono 60.500 detenuti contro una capienza reale di 47mila posti. Di questi, il 30% sono in custodia cautelare: il doppio rispetto a Paesi come la Francia e la Spagna. Di più. Il 32% dei detenuti italiani sono piccoli spacciatori e in larga parte tossicodipendenti. La detenzione inchioda queste persone alla dipendenza, anziché liberarle da essa. Per loro il carcere, dunque, è inutile e dannoso. Come lo è del resto per il 90% dei detenuti che non sono socialmente pericolosi”.