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di Paolo Colonnello

La Stampa, 6 dicembre 2022

Il sociologo: “Questo processo un banco di prova per la coerenza del garantismo”. Davvero si può buttare la chiave per un terrorista che, pur accusato di strage politica e attentato alla personalità dello Stato, non ha mai ucciso nessuno?

L’eccezione di costituzionalità sollevata ieri dagli avvocati dell’anarchico irriducibile Alfredo Cospito, interroga le coscienze e la politica prima ancora del codice penale. Dove un articolo di legge vieta espressamente che a un recidivo come Cospito possano essere concesse le attenuanti che trasformerebbero il suo ergastolo ostativo “solo” in una lunga, ma più umana, detenzione.

E Luigi Manconi, sociologo, alfiere del garantismo e presidente di “A buon diritto Onlus”, ne è perfettamente consapevole: “Questa vicenda è un test essenziale per la coerenza del garantismo”.

Perché, Manconi?

“Perché il garantismo è un’affermazione di principio a prescindere. Ovvero è una dichiarazione al rispetto rigoroso dei diritti e delle garanzie, delle prerogative e delle guarentigie, che viene affermata come assoluta”.

Messa così, pare un dogma…

“Non è un dogma ma un principio fondativo dello Stato di diritto e significa concretamente una cosa semplice: che diritti e garanzie valgono a prescindere dal clima politico e da eventuali situazioni di emergenza, come l’allarme suscitato dall’attentato incendiario di Atene”.

Veniamo al punto: chi non ha mai ucciso può essere condannato per strage?

“La questione è più semplice: c’è una compatibilità costituzionale tra l’entità del danno e l’entità della pena? C’è una coerenza costituzionale tra la recidiva del recluso e la pena dell’ergastolo?”.

Risposta?

“Direi di no, ma sembrano pensarla così anche i giudici della Corte d’Assise d’Appello che hanno accolto l’eccezione di Costituzionalità”.

Segno che nel nostro codice molti articoli sono incostituzionali?

“Penso che alcuni lo siano e la procedura da seguire è chiara ed è quella di sollevare la questione nel corso di un processo, come avvenuto a Torino”.

Perché alcuni articoli non sono coerenti con la realtà?

“È una delle ragioni per cui l’amministrazione della Giustizia spesso non viene compresa dall’opinione pubblica. Non si ispira al buon senso e preferisce blandire il senso comune che sovente esprime solo una pulsione di rivalsa e di vendetta”.

Cospito, però, è un irriducibile, che non riconosce nemmeno lo Stato democratico…

“Non mi interessano i pensieri e le parole di Cospito: c’è una questione fondamentale a prescindere dalla sua fedina penale, dalle sue idee politiche e a prescindere da quanto possano avere combinato quelli che si dichiarano i suoi compagni”.

Ovvero?

“I diritti previsti dalla Costituzione e dai codici per qualsiasi recluso”.

La sua recidiva dimostra una personalità incline al crimine. Che fare?

“Mi interessa il suo futuro più che il suo passato. Affermare, cioè, che a ogni essere umano vada garantita la possibilità di cambiare, di revisionare la propria esistenza, di trasformarsi. E un’acquisizione essenziale della civiltà umana”.

L’ergastolo ostativo è una pietra tombale sul futuro di ogni individuo?

“L’ergastolo ostativo, come già ha cominciato a dire la Corte Costituzionale, immobilizza il condannato e lo riduce al suo reato, lo fissa nella sua colpa invece di assecondare e incentivare le sue opportunità di cambiamento. In altre parole, capisco che il termine sia molto impegnativo, nega la possibilità di redenzione. Ma tale redenzione appartiene al migliore umanesimo religioso e laico”.