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di Valentina Errante

Il Messaggero, 14 marzo 2023

“Se davvero si riuscisse a realizzare questo progetto sarebbe un successo per tutti”. Per Luigi Pagano, direttore a Pianosa negli anni di piombo, al vertice per 16 anni della Casa circondariale milanese di San Vittore, poi a capo di tutti i penitenziari del Nord-Ovest e infine numero due del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, incarico con il quale ha chiuso la sua carriera, è stato anche un pioniere nella gestione delle tossicodipendenze in carcere.

E non ha dubbi sull’efficacia del progetto che ieri il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha annunciato, prospettando di risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri, destinando i tossicodipendenti in centri di recupero anziché in cella.

Le leggi prevedono percorsi di questo tipo e lei molti anni fa ha tentato di realizzare, in piccola scala, alcuni programmi di questo tipo...

“Secondo la legge, un tossicodipendente in qualunque fase del processo può chiedere di essere ammesso in comunità per disintossicarsi. Anche chi abbia una pena definitiva, fino a sei anni, con l’affidamento in prova. A meno che non ci siano rischi di pericolosità. A Milano, già nei primi anni 90, insieme alla Regione e al Tribunale avevamo messo in atto un progetto di questo tipo. Un presidio della Asl affiancava il giudice monocratico e per i tossicodipendenti si cercava di bypassare il carcere. Certo c’è il rischio che si scelga la comunità per evitare il carcere. A San Vittore abbiamo creato anche “La Nave”, che è un intero reparto che ospita detenuti con problemi di droga e di fatto si prende cura di detenuti-pazienti. È stato realizzato vent’anni fa in collaborazione con il Servizio psicoterapeutico della Asl. I detenuti che vogliano entrarvi devono rispettare alcune regole anche di confronto e colloquio”.

Ma qual è il problema, perché, se la legge lo prevede, non è applicata?

“Il problema è che non si riesce a trovare la risposta. Non ci sono le strutture. Ma le difficoltà sono anche economiche. Non so fare un calcolo esatto ma realizzare davvero questa rivoluzione prevedrebbe l’investimento di Ingenti risorse. I detenuti tossicodipendenti sono circa il 30 per cento della popolazione carceraria. Quindi una cifra cospicua. Però è una questione di volontà politica e se il Sottosegretario lo ha annunciato significa che ci saranno investimenti per realizzare questo progetto, facendo accordi, anche con la Regione e con il Terzo settore, sarebbe una grande vittoria per lo Stato”.

Perché dice che i costi aumenterebbero, anche un detenuto ha un costo...

“Se aumentano i servizi e il numero di detenuti ospiti i costi di gestione diventano molto alti. È inevitabile, e non credo che si possa stanziare la stessa cifra che al momento viene impiegata per un detenuto. Più aumenti il numero dei detenuti ospiti più la somma diventa inadeguata. Dovrebbe essere un progetto che vede insieme la sanità, i servizi pubblici o privati, con comunità omologate che devono dare garanzie, ma nel progetto dovrebbe essere coinvolto anche il mondo del volontariato”.

Sarebbe anche una vittoria dal punto di vista del recupero e del reinserimento. Non soltanto come soluzione per risolvere il problema del sovraffollamento...

“Certo, è chiaro che decide il giudice e deve essere sempre il magistrato a sondare quale comunità sia adatta, il fatto di evitare il carcere in prima battuta è una cosa positiva, perché il carcere stigmatizza. Non so quanto una comunità possa essere trasformata in un istituto di pena. Con una sorveglianza costante. Ma questo poi è un dettaglio”

Quali ostacoli avete incontrato negli anni Novanta, quando avete messo in atto un progetto simile?

“In alcuni casi si verificava anche il problema della pena, che spesso era minore rispetto al tempo di permanenza necessario nella comunità. Trovo comunque che l’attenzione ai tossicodipendenti, alle persone e al problema del sovraffollamento sia molto importante. Il primo problema e anche il primo obiettivo, per un tossicodipendente, sono inevitabilmente la disintossicazione. Penso che il governo troverà la strada per attuare questo progetto, che è comunque molto ambizioso”.