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di Annalisa Cuzzocrea


La Repubblica, 17 luglio 2021

 

Mario Draghi riceverà Giuseppe Conte lunedì mattina. Dopo aver visto il segretario del Pd Enrico Letta, il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani, il leader della Lega Matteo Salvini. È la prima volta, passaggio di consegne a Palazzo Chigi a parte, che i due si vedono faccia a faccia. Si sono già parlati al telefono però. Ancor prima che Conte si avviasse, come fa in queste ore, a prendere definitivamente la guida del Movimento.

I temi in agenda sono molti, dalla gestione della pandemia all'attuazione del Pnrr. Ma quello che preoccupa più di tutti, è la giustizia. "Per prima cosa confermerò l'appoggio del Movimento al governo", ha detto l'ex premier nelle riunioni di queste ore. Allarmato dalle voci che lo vedrebbero pronto a far saltare tutto una volta che sarà iniziato il semestre bianco, il periodo in cui - in attesa dell'elezione del nuovo presidente della Repubblica - è impossibile che si sciolgano le Camere.

Massimo sostegno, dice quindi Conte. Con un ma che però potrebbe mettere tutto in gioco. "Sulla giustizia, anche il presidente del Consiglio deve capire che noi non possiamo vedere le riforme cui abbiamo lavorato e che avevamo promesso agli elettori smantellate una ad una". Non si tratta di bandierine, è il ragionamento. Non sono baluardi ideologici, ma impegni presi, mantenuti e ora messi in discussione con troppa facilità dalla nuova maggioranza. "Non potete chiederci di venire meno a promesse che avevamo fatto e che ci hanno consentito il successo del 2018", sosterrà il leader in pectore dei 5 stelle.

Ma su questo, anche Draghi ha intenzione di essere molto chiaro. La riforma del processo penale alla quale ha lavorato la ministra Marta Cartabia non è un capriccio. È una precisa richiesta dell'Europa, una condizionalità del Pnrr. Chiunque la fermerà dovrà assumersi la responsabilità delle conseguenze. Su questa e sulle altre riforme il premier vuole piuttosto accelerare il più possibile perché "ogni rallentamento costerebbe molto caro al Paese". In casa 5 stelle negano qualsiasi tentativo di dilazione.

Dicono piuttosto di avere in mente molte proposte che potrebbero cambiare la riforma senza tornare indietro al modello Bonafede, ma garantendo quel che considerano prioritario: che non ci siano processi che finiscono d'un colpo senza arrivare a un giudizio a causa dei tempi troppo brevi dell'appello. "Il Movimento aveva già proposto delle soluzioni durante il lavoro preparatorio con la ministra Cartabia, ripartiamo da lì", chiederà Conte. Perché "bisogna guardare alla situazione reale nei tribunali".

Il punto però non è la trattativa con Draghi o con Cartabia. E neanche con il Partito democratico, che difende la riforma. "un'occasione storica per uscire dalla guerra dei trent'anni tra giustizialisti e garantisti per convenienza". dice la responsabile giustizia in segreteria Anna Rossomando. Il punto è che se si riapre un testo che era il punto di caduta di richieste tra loro lontanissime (il pacchetto di emendamenti di Forza Italia lo aveva preparato Niccolò Ghedini), sarà molto complicato trovarne un altro.

Il Pd mette a disposizione il cosiddetto "lodo Orlando", quello per cui in appello se non si arriva a giudizio entro i due anni il processo non decade, ma riparte la prescrizione (cui va sottratto il tempo già trascorso per il procedimento). Ma nel caso si aprano spazi emendativi, ha anche tutta un'altra serie di proposte. "Noi rimaniamo fedeli all'idea che la riforma Cartabia vada nella giusta direzione", dice sempre Rossomando. Ma "siamo pronti a valutare aggiustamenti e noi stessi ne abbiamo, in particolare valorizzando ancora di più le pene alternative e la giustizia riparativa".

Insomma, i dem non intendono lasciare ai 5 stelle la bandiera della lotta a corruzione e concussione, per le quali hanno chiesto anche loro tempi più lunghi. Né a Italia Viva quella del garantismo e della preoccupazione per quel che avviene nelle carceri. Sulle quali ieri il Nazareno ha avviato una road map che parte dall'incontro con i Garanti di tutt'Italia e si concluderà con la presentazione di un piano per la riforma dell'ordinamento penitenziario.