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di Alessandro Barbano

Il Dubbio, 3 gennaio 2025

Che cos’è, in concreto, che scatena il nostro sdegno e la nostra angoscia rispetto alla detenzione di Cecilia Sala? Di primo acchito direi l’arbitrarietà unita all’indecenza. Se trepidiamo immedesimandoci nel destino di questa nostra brava collega, è perché non concepiamo una privazione della libertà che non sia connessa a una responsabilità penale accertata da una condanna, e che comporti un trattamento inumano, cioè lesivo di quel rispetto della dignità altrui che va riconosciuto a qualunque persona, a prescindere dalla sua colpa.

Arbitrarietà e indecenza sono i connotati della sanguinaria teocrazia iraniana, che si limita a giustificare l’arresto con la violazione della legge islamica, senza precisare quale sia il precetto in concreto violato, e che tiene Cecilia prigioniera in condizioni bestiali. Per questo dovremmo provare lo stesso moto di sdegno di fronte alle nostre carceri sovraffollate, anche a causa di un eccesso di detenzioni cautelari non giustificate A da condanna.

Si dirà, sono situazioni e contesti diversi. Provate a immaginare gli ultimi attimi di vita di uno degli 89 detenuti suicidi di quest’anno, e vedrete quanto, da quell’angolo visuale, la potestà punitiva dello Stato vi sembrerà sconfinare nell’arbitrio e la democrazia confondersi con un regime.