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di Carla Chiappini*


Ristretti Orizzonti, 10 luglio 2020

 

Rientro in carcere a Parma con autocertificazione, mascherina, disinfettante. Oltre al documento e qualche foglio per scrivere. Il gruppo redazione di Alta Sicurezza 1 si incontra nella solita stanza con le finestre spalancate e in due turni per garantire il distanziamento.

La mascherina rende più complessa la comunicazione, la parlata siciliana di Aurelio, senza il labiale è molto criptica. Ma è bello tornare a lavorare insieme. Il lockdown è stato molto pesante anche qui dentro; qualcuno ha accettato di condividere la propria cella già minima con un compagno di sezione per permettere di creare dei posti per eventuali positivi. Non è ancora tornata la normalità e nelle "camere di pernotto", per usare il termine ufficiale e decisamente eufemistico, di giorno il caldo tocca i 40 gradi.

Il primo incontro è per raccontarci il Covid dentro e fuori le mura, le fatiche e le paure dentro e fuori le mura. Unica boccata d'ossigeno le videochiamate che hanno permesso a tanti di rivedere i genitori anziani e fragili, che da tempo non possono più sostenere viaggi estenuanti da sud a nord per poche ore di colloquio. E i piccoli di casa, i nipotini e i luoghi della vita precedente.

Scrive Ciro: "Mi chiamo Ciro Bruno e sono un ergastolano ostativo. Potrebbe sembrare strano ma per quello che ho potuto constatare la pandemia ha fatto venire il buon senso e il senso di umanità anche a chi di solito non ne ha o non ne mostra. Mi riferisco al carcere, dove con molte difficoltà ma in poco tempo ci hanno messo in condizioni di mantenere i contatti con i nostri familiari che per l'emergenza Covid non potevamo più incontrare in quei momenti critici che abbiamo vissuto tutti ma che per noi sono stati ancora più difficili.

Con grande senso di umanità ci sono state concesse dai direttori più telefonate e finanche la possibilità di fare video colloqui con skype. Questo è stato davvero un atto di grande umanità. Grazie alla tecnologia ho avuto la possibilità di rivedere dopo 30 anni di carcere la mia camera da letto. Ciò ha significato per me riassaporare il profumo della libertà. Ma c'è poi un altro aspetto ancora più importante: come recita il nostro Ordinamento Penitenziario l'amministrazione ha l'impegno di agevolare i rapporti familiari (artt. 25 e 28) perché da lì inizia il recupero del condannato. Quindi sarebbe una grandissima perdita se dal carcere si facesse uscire questa tecnologia che ci ha permesso di tenere stretti i legami coi nostri familiari...".

Ciro mi consegna questo scritto mentre Carmelo racconta che ha finalmente conosciuto la nipotina, un altro parla della moglie che ha un principio di Alzheimer e che, incontrandolo con la video chiamata, riesce a tranquillizzarsi, Nino può vedere i nipotini lontani, Giovanni la mamma anziana in Calabria e così tutti gli altri. Finalmente possono risparmiare alle famiglie le fatiche e i costi per coprire le migliaia di chilometri che li separano dalle loro case, finalmente possono vedersi con una certa frequenza anziché una - due volte l'anno. Ma nel secondo turno si alza la voce di Gianfranco: - No, no, per carità non scriviamo queste cose perché se fuori sanno che abbiamo un po' di sollievo ci fanno togliere tutto! Avete visto quelle trasmissioni in tv? Per loro non soffriremo mai abbastanza, hanno bisogno di sapere che stiamo male. Molto male e sempre peggio. Io so che morirò qui dentro ma se ci tolgono anche questo...

All'inizio penso che stia scherzando, seppur con l'amarezza con cui si scherza qui dentro ma no, mi sbaglio, è serissimo, ha paura di noi che stiamo fuori della società. Sì, ha davvero paura di noi.

Ma davvero siamo diventati così brutti qui fuori? Sento vergogna e impotenza. E penso che forse no, non siamo così impresentabili, forse pochi urlano in un silenzio altrettanto assordante.

 

*Giornalista, redazione Ristretti - Parma