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di Gennaro Grimolizzi

Il Dubbio, 7 marzo 2022

L’Ucraina non ha ratificato lo Statuto di Roma, istitutivo della Corte Penale Internazionale, e per questo motivo non può rimettere i casi alla CPI. Karim Khan, Procuratore della Corte Penale Internazionale, dopo aver annunciato che verrà avviata “il più rapidamente possibile” un’indagine sull’invasione russa ai danni dell’Ucraina, ha comunicato che il suo ufficio ha ricevuto le segnalazioni di 39 Stati (Italia compresa) per il deferimento della Russia.

La Corte penale internazionale è un organo giurisdizionale indipendente e permanente. È chiamata a processare le persone accusate dei più gravi reati che generano allarme e preoccupazione a livello internazionale, si pensi al genocidio, ai crimini contro l’umanità e ai crimini di guerra. I deferimenti alla CPI consentiranno all’ufficio del Prosecutor Khan di continuare ad indagare, tenendo conto già di quanto accaduto dall’inizio delle ostilità dal 2013 in poi, e di valutare i fatti verificatisi come crimini di guerra, crimini contro l’umanità o genocidio commessi in qualsiasi parte del territorio ucraino e da qualsiasi persona. Karim Khan ha assicurato massimo impegno affinché “le indagini siano condotte in modo obiettivo e indipendente, nel pieno rispetto del principio di complementarità”.

Inoltre, ha rivolto un appello a tutti coloro che sono coinvolti nelle ostilità in Ucraina, chiedendo un rigoroso rispetto “delle norme applicabili del diritto internazionale umanitario”. L’Ucraina non ha ratificato lo Statuto di Roma, istitutivo della Corte Penale Internazionale, e per questo motivo non può rimettere i casi alla CPI. “Ma per due volte - ha rilevato qualche giorno il Procuratore - ha esercitato le sue prerogative per accettare la giurisdizione della Corte per presunti reati previsti dallo Statuto di Roma che si sono verificati sul suo territorio. La prima dichiarazione presentata dal governo ucraino che ha accettato la giurisdizione della CPI si riferisce a presunti crimini commessi sul suo territorio dal 21 novembre 2013 al 22 febbraio 2014”.

La giustizia penale internazionale è, dunque, al lavoro anche per l’aggressione militare iniziata lo scorso 24 febbraio, data entrata oramai nei libri di storia. Nei confronti della Russia sono in corso varie procedure davanti a Tribunali e ad organi internazionali per presunte violazioni commesse da questo Paese in conseguenza degli eventi prodottisi in Ucraina a partire dal 2014. “In particolare - spiega Marco Pedrazzi, ordinario di Diritto internazionale nell’Università degli Studi di Milano “La Statale” - vanno ricordati il caso Ucraina contro Russia pendente davanti alla Corte internazionale di giustizia, cui si aggiunge il nuovo ricorso introdotto dall’Ucraina il 26 febbraio, e i numerosi ricorsi di cui è stata investita la Corte europea dei diritti umani. Che questi e altri strumenti siano idonei a fermare l’azione russa è dubbio. Sicuramente possono contribuire a determinare un relativo isolamento della Russia a livello internazionale e a mettere in difficoltà il governo russo. L’isolamento è relativo, perché, come già si è visto, la comunità internazionale non si schiera compatta a fianco dei Paesi occidentali. Non possiamo non prendere atto del fatto, comunque, che il diritto internazionale attuale non dispone di mezzi realmente efficaci per fermare azioni gravemente illecite poste in essere da una grande potenza nucleare”.

Un altro organo giurisdizionale che di sicuro sarà impegnato è la Corte internazionale di giustizia, con sede all’Aia (Olanda), istituita dalla carta delle Nazioni Unite. Il suo ruolo è quello di definire in base al diritto internazionale le controversie giuridiche ad essa sottoposte dagli Stati e di fornire pareri su questioni giuridiche sottoposte dagli organi delle Nazioni Unite e da agenzie specializzate.

L’articolo 33 della Carta delle Nazioni Unite indica vari istituti per la composizione pacifica delle controversie tra Stati (si pensi alla negoziazione, alla mediazione e all’ arbitrato). Davanti alla Corte internazionale di giustizia l’accademico italiano Fausto Pocar ricopre il ruolo di “Giudice ad hoc” in una causa promossa dall’Ucraina contro la Federazione Russa su questioni concernenti sia la Crimea che il Donbass. La figura del “Giudice ad hoc” è contemplata dall’articolo 31, paragrafi 2 e 3, dello Statuto della Corte, ed è prevista quando uno Stato parte in una causa dinanzi alla CIG non ha un giudice della sua nazionalità.

In attesa delle decisioni della CPI o della CIG siamo di fronte ad una involuzione che manda in frantumi le garanzie del diritto internazionale costruite con tanti sacrifici dalla fine della Seconda guerra mondiale ad oggi. “Non vi è dubbio - commenta il professor Pedrazzi - che il conflitto in Ucraina costituisca un evento particolarmente drammatico, il quale tuttavia si colloca nel quadro di un complesso assestamento delle relazioni internazionali, ancora in corso tre decenni dopo la fine della guerra fredda.

Tale assestamento è certamente all’origine di una serie di fattori di crisi che incidono sulla funzionalità e sull’efficacia di molteplici istituzioni internazionali. È chiaro che lo stesso diritto internazionale sia investito da questa crisi, nel momento in cui attori fondamentali paiono disconoscere apertamente regole portanti del sistema”.