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di Gian Antonio Stella

Corriere della Sera, 9 luglio 2025

La lezione più che mai viva del leader sudtirolese. “Ci vuole una formazione meno partitica, meno ideologica, meno verticistica e meno targata di sinistra”. Forse in questi giorni di ricordi nel 30° anniversario della sua scelta d’andarsene appeso a un albicocco a Pian dei Giullari nel 1995, Alex Langer avrebbe meritato una citazione di quel pezzo che scrisse il 25 giugno 1994, un mese dopo l’avvio del 1° governo Berlusconi e pubblicato dal Cuore di Michele Serra perché, ricorda Marco Boato in “Alexander Langer. Costruttore di ponti”, “nessun altro della sinistra, e in particolare del Pds raccolse la sua generosa “provocazione”, le cui motivazioni sono ancor oggi, forse ancor più di ieri, degne della massima attenzione e condivisione”. Parole d’oro.

Rileggiamo cosa scriveva quel leader sudtirolese che un mese prima era stato sconfitto anche nella più nobile delle sue battaglie, la scelta di candidarsi a sindaco di Bolzano rifiutando la regola che gli imponeva di dichiararsi di nazionalità tedesca, italiana o ladina, cosa insensata per uno come lui con la testa di europeo: “Una riedizione della coalizione progressista o di altri consimili cartelli non riuscirà a convincere la maggioranza degli italiani a conferirle un incarico di governo. Ci vuole una formazione meno partitica, meno ideologica, meno verticistica e meno targata “di sinistra”. Ciò non significa che bisogna correre dietro ai valori ed alle finzioni della maggioranza berlusconiana, anzi. Occorre un forte progetto etico, politico e culturale, senza integralismi ed egemonie, con la costruzione di un programma e di una leadership a partire dal territorio e dai cittadini impegnati, non dai salotti televisivi o dalle stanze dei partiti. Bisogna far intravvedere l’alternativa di una società più equa e più sobria, compatibile con i limiti della biosfera e con la giustizia, anche tra i popoli. (...) Da molte parti si trovano oggi riserve etiche da mobilitare che non devono restare confinate nelle “chiese”, e tantomeno nelle sagrestie di schieramenti ed ideologie. Ma forse bisogna superare l’equivoco del “progressismo”: l’illusione del “progresso” e dello “sviluppo” alla fin fine viene assai meglio agitata da Berlusconi. Per aggregare uno schieramento nuovo e convincente bisognerà saper sciogliere e coagulare, unendo in modo saggio radicalità e moderazione”.

Grazie ad Angelo Bonelli, leader dell’Alleanza Verdi-Sinistra per aver ricordato in Parlamento quel giovane straordinario. Se non avesse ignorato le sue battaglie (perse) per non schiacciare i verdi a sinistra come sono oggi, però, sarebbe stato più credibile.