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di Antonella Mascali

Il Fatto Quotidiano, 4 giugno 2022

I promotori dei referendum, per spingere a votare sì, parlano di detenzioni ingiuste. In realtà solo l’1,6% di chi finisce in cella vince il processo. Il pensiero subliminale che vuol far passare il quesito referendario sulla custodia cautelare è quello di voler scongiurare le manette facili, anche se i promotori vanno pure oltre: chiedono l’abolizione di qualsiasi misura cautelare, non solo il carcere, in caso di pericolo di reiterazione di reato, se l’accusa è di finanziamento illecito ai partiti o se la pena è sotto, al massimo, ai 4 anni, 5 se si va in carcere. Ma se alla propaganda del centrodestra (con al seguito “renziani e calendiani”) sui manettari si oppongono i dati, la realtà cambia. Nel 2021, secondo il ministero della Giustizia, le misure cautelari emesse per procedimenti iscritti e/o definiti nello stesso anno sono state 32.805.

A proposito di chi grida alla persecuzione di migliaia di innocenti finiti in carcere, le assoluzioni definitive rappresentano solo l’1,6%, mentre gli assolti non definitivi sono il 5,6%. I proscioglimenti a vario titolo sono il 2,3%. In totale, solo 1 misura su 10 ha avuto come esito un’assoluzione definitiva/non definitiva o un proscioglimento a vario titolo.

Le condanne definitive al carcere sono il 17,8% dei casi (5.449) mentre quelle con sospensione condizionale della pena sono il 6% (1.969). La maggior parte, il 58,2% delle misure cautelari, riguarda detenuti con condanne non definitive: in carcere (19.694). Quelle non definitive con sospensione condizionale della pena sono l’8,4% (2.761). Vuol dire che “3 misure su 4 - si legge - sono state emesse in un procedimento che ha avuto poi come esito la condanna (definitiva o non definitive senza sospensione della pena)”.

Se a queste sommiamo anche le condanne con sospensione della pena “si deduce che 9 misure su 10 sono state emesse in un procedimento che ha avuto come esito la condanna”. Nella maggior parte dei casi, le misure cautelari riguardano procedimenti sia iscritti che definiti nel 2021. L’ispettorato generale, che ha analizzato i dati confluiti dai vari distretti, pensa che “verosimilmente i procedimenti, ove vengono emesse misure cautelari, hanno tempi di definizione molto ridotti, circostanza verosimilmente dovuta al fatto che già sussistono gravi indizi di colpevolezza…”.

Domande di riparazione - Veniamo alle riparazioni per ingiusta detenzione. È bene chiarire che c’è una riparazione, ed è pure la più diffusa, per una valutazione del giudice ex post (articolo 314 cpp comma 1) in merito a una custodia. Vuol dire che solo alla luce di fatti sopravvenuti e che hanno portato al proscioglimento o all’assoluzione della persona interessata, la misura non andava presa. Quindi, nessuna persecuzione, nessun errore giudiziario. In base, però, agli orientamenti giurisprudenziali, della Consulta, della Corte europea per i diritti dell’uomo e della Cassazione, la persona che ha subito la misura cautelare, anche se non c’è stata violazione di legge, ha diritto a quello che formalmente è un indennizzo e non un risarcimento, che farebbe pensare a un abuso di potere.

Ci sono però i casi, e sono meno, di ingiusta detenzione per violazione di legge (314 cpp, comma 2) a prescindere dalla condanna o dall’assoluzione. Qualche numero: nel 2021, su 1284 sono 490 le richieste di riparazione in merito a misure cautelari che sono state accolte definitivamente, una media del 33%, 191 in più rispetto al 2020.

Di quelle 490 non più impugnabili e accolte, il 60% sono per valutazioni ex post, cioè non per violazione di legge e il 40% per “illegittimità dell’ordinanza di custodia cautelare”. I numeri più alti delle richieste accolte si registrano “a Reggio Calabria, Catania, Perugia, Bologna e Roma”. Rispetto al 2020, quanto alla spesa dello Stato, “si evidenzia una significativa riduzione dell’esborso complessivo passato da quasi 37 milioni di euro” nel 2020 a 24,5 milioni di euro nel 2021”.

Responsabilità dei pm - Infine se si pensa alle strumentalizzazioni politiche sulla supposta necessità della responsabilità civile diretta dei magistrati, nella relazione si legge che “il sistema disciplinare consente di intercettare e sanzionare condotte censurabili molto prima e indipendentemente dalla verifica giudiziaria dei presupposti per il riconoscimento della riparazione da ingiusta detenzione” che, aggiungiamo, rappresenta pure la minoranza dei casi. Matteo Salvini, dopo essere stato in silenzio fino a pochi giorni fa, sapendo che è arduo raggiungere il quorum referendario, ieri si è appellato agli elettori: “Dateci una mano a togliere la politica dai tribunali, votate i 5 referendum che sono fondamentali”. Tanto i fatti non contano. E le chiacchiere volano come il vento.