di Patrizio Gonnella*
Il Giorno, 21 agosto 2020
Non è facile immaginarsi cosa potrebbe essere il settembre carcerario italiano. Una cosa è certa, però: bisogna assolutamente evitare che gli istituti penitenziari italiani si trasformino nei nuovi focolai, come è avvenuto per le residenze per anziani nei mesi di marzo e aprile. Per evitare tutto questo, va ridotto il tasso di affollamento che rende impossibile il distanziamento fisico.
L'ideale sarebbe avere un sistema dove ci siano meno detenuti rispetto alla capienza regolamentare (oggi abbiamo, invece, circa 53 mila detenuti rispetto agli effettivi 47 mila posti letto), nonché la disponibilità in ogni carcere di mini-reparti dove poterli isolare nel caso di quarantena (da prevedere per ogni nuovo giunto), di sopravvenuta positività o, comunque, qualora i reclusi presentino sintomi che facciano pensare al Covid.
Inoltre, deve essere offerta periodicamente un'informazione medica puntuale, sia allo staff che alla popolazione detenuta (anche in lingua non italiana visto che un terzo dei detenuti è straniero) sulle misure igieniche da prendere nella quotidianità. Infine, si spera che ogni agente di Polizia penitenziaria, educatore, direttore, medico, infermiere, cappellano, disponga di mascherine e guanti.
E che ai detenuti, oltre ai dispositivi di protezione individuale, siano dati a sufficienza sapone, detersivi per igienizzare la cella e gel per le mani. Il settembre carcerario impone anche che la vita dentro riprenda nel segno della normalità, affinché i detenuti non siano condannati all'ozio.
La vita scolastica e universitaria dovrebbe usufruire di quei supporti tecnologici che fanno parte della didattica a distanza Si tratta di riempire con attività culturali, formative, educative dotate di senso il tempo trascorso in carcere, ma fuori dalla cella, affinché non diventi uno spazio insalubre di vita, sia dal punto di vista fisico che psichico.
*Presidente Associazione "Antigone"










