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di Linda Laura Sabbadini

La Stampa, 19 maggio 2023

Siamo tornati ai livelli di lettori di libri del 2000. Sotto il 40% della popolazione di 6 anni e più. Tre punti sotto il livello di 20 anni fa, secondo le statistiche dell’Istat. Non siamo mai stati grandi lettori come paese. E ci confermiamo a livelli bassi, nonostante la percentuale di diplomati e laureati sia cresciuta in questi 22 anni. Sono stati 20 anni di grandi trasformazioni soprattutto da un punto di vista dell’accesso alle nuove tecnologie. La lettura di libri era inizialmente cresciuta. Il trend era stato positivo fino al 2010 quando abbiamo raggiunto il massimo con il 46,8%. Ventisei milioni e mezzo di lettori nel tempo libero. Purtroppo, però, a un certo punto, si è avviata una vera e propria inversione di tendenza. E così in soli 6 anni, dal 2010 al 2016, ci siamo persi 3 milioni e mezzo di lettori. E quando parliamo di lettori ci stiamo riferendo a quelli che leggono 1 o più libri all’anno, non al mese. Questi ultimi sono pochissimi e sono più o meno stabili nel tempo, il 6% circa.

I giovani da 11 a 24 anni sono coloro che leggono di più. Ma sono proprio loro che in quegli anni hanno perso più lettori. Mentre gli ultrasessantenni rimanevano stabili. Il calo è avvenuto in tutte le ripartizioni e il Centro-Nord si è collocato sotto al 50% di lettori nel 2016. Non tornerà più sopra quel livello. Le differenze con il Sud sono elevate, ma neanche il Centro-Nord brilla per numero di lettori. In quegli anni il calo ha riguardato gli uomini, ma anche le donne che leggono di più. Superato il 2016, il dato rimane stabile fino al 2019 come effetto di una diminuzione della lettura tra gli anziani e un nuovo aumento tra i giovani di 11-24 anni. Arriva il 2020 e grazie al lockdown la percentuale di lettori cresce di 1,4 punti percentuali. È stata però una breve parentesi. Perché nel 2021 e nel 2022 l’indicatore di lettura di libri diminuisce di nuovo. In due anni due punti in meno. Certo è che il piccolo picco del 2020 è stato riassorbito dal ritorno alla vecchia normalità di bassa incidenza di lettori e alta percentuale di lettori “deboli” che leggono da 1 a 3 libri l’anno.

Un interrogativo dobbiamo porcelo. Quanto tutto ciò è legato alla pervasività della rete? Quanto all’utilizzo massiccio dei social network? Si legge tanto sulla rete ormai, cose “colte” e meno “colte”, informazioni di ogni tipo. Ci si diverte, ci si gioca, ci si relaziona. E si comunica in modo estremamente sintetico. Passando da un social all’altro, da un post a un twitter, a una storia su Istagram. Si leggono messaggi telegrafici sotto grandi immagini. È possibile che tutto ciò incida e inciderà sulla lettura di libri. Anche se va detto che sono sempre i giovani quelli che leggono di più, proprio coloro che utilizzano di più i social media. In particolare le ragazze.

E guardate che non sempre è stato così. Prima erano gli uomini. Il sorpasso è stato registrato dall’Istat nel 1988. E il gap di genere a vantaggio delle donne è stato elevato e ora è di 10 punti percentuali. Neanche le donne in maggioranza leggono, solo il 44%. Le ragazze arrivano e superano il 60%. Il quadro non è affatto positivo e si affianca a quello delle basse competenze alfabetiche dei nostri ragazzi misurate dai test Invalsi ogni anno.

Non basta applicare pedissequamente la nuova tecnologia ai libri potenziando l’offerta degli ebook che dai dati Istat sembrano essere utilizzati molto dagli stessi lettori di libri cartacei e non tanto da nuovi segmenti. Sarà necessario reinventarsi nuove forme comunicative dei libri stessi. Nuovi linguaggi, nuove forme di distribuzione. Gli editori sono al lavoro e cercano di interpretare le nuove tendenze, modificando l’offerta, adattandola alla nuova potenziale domanda. Non è facile caratterizzarla fino in fondo, ma è una sfida affascinante per loro e per il paese. Chissà come si riconfigureranno i libri del futuro.