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di Barbara Stefanelli

Corriere della Sera, 18 gennaio 2024

In Consiglio regionale la legge non è passata, ma la modernità delle destre passa proprio dalla capacità di rinnovare l’agenda guardando ai diritti delle persone. Il Veneto ha detto no alla legge sul fine vita. Ma siamo sicuri che il presidente della Regione abbia perso? Luca Zaia, che ha comunque portato con sé quelli che sono stati definiti i “leghisti progressisti”, è riuscito a far discutere l’Italia di un tema etico. Si è battuto per sottolineare come la proposta (di iniziativa popolare, 9.072 firme raccolte dall’associazione Luca Coscioni) puntasse a regolare modalità e tempi nel solco di una sentenza della Corte costituzionale ormai “vecchia” di anni. È la sentenza 242 del 2019 che ha disciplinato “la materia in tema di ricorso al suicidio medicalmente assistito”, stabilendone la possibilità. La possibilità di auto-somministrarsi un farmaco letale a determinate condizioni. L’obiettivo, in seguito a quel pronunciamento, era dunque pratico: portare le aziende sanitarie a garantire un iter che valutasse le richieste dei malati. Entro venti giorni il giudizio di una Commissione medica, entro altri cinque la valutazione da parte di un Comitato etico territoriale.

Chi ha avversato l’iniziativa dall’interno dello stesso partito del governatore si è domandato “perché dovesse essere proprio il Veneto a chiedere per primo questo tipo di prestazione”. Nicola Finco, tra i contrari della Lega, ha sottolineato (a Martina Zambon sul “Corriere”) come la “regola d’ingaggio” sia sempre stata quella di “lasciare tutti i temi etici fuori dalla porta” e come sia piuttosto “la difesa della famiglia” la battaglia adatta al “movimento”. È vero che i temi etici spaccano i partiti, tutti. Il Pd veneto ad esempio ha votato compatto, tuttavia per l’esito finale è stata decisiva una sua consigliera: Anna Maria Bigon, astenuta. Ricapitolando. Una parte della Lega che abbandona il “suo” governatore in nome dell’opportunità politica e della Famiglia. Una consigliera del Partito democratico che si appella alla propria coscienza e allo Stato (perché, secondo un’interpretazione non univoca, la regolamentazione del fine vita non ricadrebbe tra le competenze regionali). Il Parlamento che sui temi etici lascia ovunque vuoti, “dimenticando” le indicazioni e i richiami dei giudici costituzionali. E, in mezzo, un presidente di Regione leghista che sceglie di intestarsi una sfida sinora appannaggio sicuro dei radicali e più incerto a sinistra. Sì, Zaia martedì sera ha perso in aula e ora rischia contraccolpi dal fronte salviniano. Ma la modernità delle destre passa proprio dalla capacità di rinnovare l’agenda tradizionale guardando ai diritti delle persone e delle famiglie. Così come le persone e le famiglie sono diventate.