di Alessandro Bianchi
Corriere Adriatico, 30 settembre 2024
Si è svolto nei giorni scorsi a Macerata l’evento conclusivo del secondo festival regionale del Teatro in Carcere, manifestazione che quest’anno ha scelto come sede finale Macerata. A realizzare il tutto l’Ufficio del Garante regionale dei diritti della persona delle Marche, in collaborazione con il Comune di Macerata, e l’Associazione Culturale Cittadina Universitaria “Aenigma APS”, capofila del Coordinamento Regionale Teatro in Carcere Marche. Il festival ha come scopo, tramite l’adempimento a lavori teatrali attivi presso gli istituti penitenziari marchigiani, la rieducazione per i detenuti tramite le arti sceniche. Alla biblioteca comunale Mozzi Borgetti è andato in scena l’evento Tavola Rotonda - Teatro e Diritti con i protagonisti delle esperienze attive nei sei Istituti penitenziari marchigiani e la proiezione di un video sugli spettacoli teatrali realizzati in quattro di essi dal 21 al 25 maggio 2024 alla presenza anche di studenti di Istituti scolastici delle Marche.
Ad essere presenti molte autorità, con l’avvocato Giancarlo Giulianelli, garante regionale per i diritti della persona a mediare gli interventi. “Da diverso tempo sto cercando di unire le varie attività di cui mi occupo e di far dialogare questi mondi - dice Giulianelli -. I carceri non devono essere concepiti come discariche sociali”.
Francesca D’Alessandro, assessore delle politiche sociali: “Stiamo ospitando il secondo festival in Carcere nelle Marche. L’obiettivo dell’amministrazione è quello fare di Macerata città inclusiva a 360 gradi: noi parliamo di fragilità ed essere umano sotto più visioni. Viviamo in quella che è definita cultura dello scarto, con una società poco disposta ad accettare le fragilità altrui. La cultura deve essere uno strumento di inclusione. Quando si parla di detenuti, parliamo di persone con un trascorso di fragilità, che hanno commesso errori anche gravi, ma non per questo viene meno il loro valore. In una società civile che vuole progredire umanamente bisogna confrontarsi con questa fragilità. Il teatro è importante dal punto di vista riabilitativo e formativo. Parlare di inclusione rende la società migliore, con un umanesimo che mette al centro la persona”.









