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di Tito Giuseppe Tola

 

La Nuova Sardegna, 25 gennaio 2015

 

Nella battaglia per il carcere scende in campo la Regione. Francesco Pigliaru sosterrà la battaglia del Comune per un utilizzo alternativo della struttura carceraria nel caso in cui il ministero della Giustizia dovesse non rivedere la decisione di abbandonare il complesso che ospitava i detenuti e nel quale aveva sede anche il nucleo cinofili della polizia penitenziaria.

Il presidente della Regione ha scritto nei giorni scorsi al ministro Andrea Orlando richiamando l'attenzione sulla validità del complesso carcerario e sollecitando il suo utilizzo anche per attività diverse da quelle legate alla detenzione che vi si svolgevano fino allo scorso anno. Con una serie di motivazioni, per certi versi evasive, il ministero ha risposto picche.

Nel carcere di Macomer, in pratica, non si intende fare più nulla. Di fronte al diniego, Pigliaru ha deciso di sostenere la battaglia intrapresa dal sindaco Succu, che con tenacia continua a battersi per far sì che la struttura non sia lasciata in abbandono, preda del vandalismo e del degrado. Venerdì 6 febbraio, Succu e Pigliaru si incontreranno a Cagliari per decidere come muoversi per spuntarla in una vertenza che non si annuncia facile. Finora la battaglia del comune di Macomer contro il ministero è stata combattuta quasi in solitario.

"Ora non siamo più soli ma è con noi anche la Regione - dice il sindaco, Antonio Succu, - sono molto soddisfatto del sostegno che il presidente Pigliaru ha deciso di darci e lo ringrazio per l'attenzione che vorrà dedicare a questa battaglia, che non è solo del comune di Macomer ma di tutto il territorio. Hanno voluto chiudere il carcere per risparmiare sui costi, ma sono molto perplesso sui reali risparmi che possono derivare da un'operazione piuttosto dispendiosa legata a una decisione frettolosa che butta via una struttura nuova. Si tratta di una decisione incomprensibile che non tiene conto delle reali esigenze dei detenuti e delle conseguenze per la città, che ha accolto il carcere per anni quando altri non lo volevano. La chiusura del carcere è dispendiosa a per lo stesso ministero, che non risparmia nulla, ma avrà anzi maggiori costi nel trasferire tutto e nel realizzare una nuova struttura per il nucleo cinofili".

Nella risposta al presidente della Regione il Ministero spiega che l'esigenza di chiudere il carcere di Macomer è legata alla necessità di razionalizzare i servizi e la gestione del patrimonio edilizio. Tenere in funzione strutture con meno di cento posti (quello di Macomer ospitava in media 90 detenuti in celle a due posti da 15 metri quadri dotate di servizi igienici separati) contrasterebbe quindi col "principio di buona amministrazione". Il ministero insiste che il carcere di Macomer dispone di 46 posti detentivi, contro la media di 90 detenuti ospitati fino a pochi mesi fa. È chiaro, a questo punto, che la decisione di chiudere è definitiva. Si pone perciò l'esigenza di un uso alternativo della struttura, che altrimenti resterebbe in abbandono e alla mercé di vandali e ladri che finirebbero per rubare anche le inferriate.