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sardiniapost.it, 29 aprile 2026

Nuovo episodio nel Centro di permanenza per i rimpatri dove la situazione è ormai fuori controllo grazie all’assenza pressoché totale delle istituzioni. Dicevano fosse una polveriera, e non avevano tutti i torti. Due blocchi del Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) di Macomer sono stati dati dalle fiamme dagli stessi ospiti (una definizione inadeguata per quella cinquantina di giovani nordafricani detenuti). In realtà, il rogo ai locali è stato il gesto disperato, l’extrema ratio di una protesta in corso da mesi e rimasta inascoltata. Sono intervenuti i vigili del fuoco e alcune ambulanze: un paio di persone sono rimaste intossicate dal fumo, poi soccorse e trasferite altrove. Sporcizia, servizi igienici in stato di totale degrado, materassi puzzolenti, ai quali si aggiunge il fatto che alcuni giovani sono affetti da scabbia e non sono curati, quindi, con il rischio di contagiare gli altri. Non solo: mancanza di indumenti e beni di prima necessità, vitto scarso e di qualità scadente, cure mediche specialistiche impossibili e impedimenti a incontrare gli avvocati. Lo sciopero della fame e della sete, in uno dei blocchi della struttura, non ha prodotto alcun effetto. Inutile anche un tentativo di suicidio e una sorta di rivolta soppressa dalle forze dell’ordine.

Il disagio ignorato - Il centro è come se non esistesse, e il suo carico di dolore, chiamarlo disagio è un eufemismo, non riesce a superare il muro di recinzione. Impossibile comunicare con l’esterno, se non fosse per l’attento e difficile monitoraggio dell’Assemblea No Cpr Macomer, probabilmente non si sarebbe mai saputo nulla di quanto accade all’interno di un vero e proprio lager. Secondo l’associazione, la denuncia dei detenuti è nata proprio a causa di questa serie di carenze strutturali. E non sarebbe la prima volta. Giusto un paio di settimane fa la struttura era stata teatro di accese proteste, culminate con un tentativo di suicidio. La società che gestisce il centro e la Prefettura di Nuoro non avrebbero risposto alle richieste.

Detenuti senza aver commesso reati - Eppure, un briciolo di umanità non guasterebbe. Diversi tra i giovani reclusi avrebbero problemi psichiatrici e, in teoria, non dovrebbero trovarsi nel Cpr. Ma, ancora peggio, è che nessuno dei giovani rinchiusi in questo ex istituto di pena ha commesso un reato. La loro unica colpa è quella di aver attraversato il mare da un paese del Maghreb per cercare fortuna in Italia, dove la Sardegna, presumibilmente, sarebbe stata solo una tappa di avvicinamento alla loro meta. Per questo si chiedono perché si trovino lì a espiare chissà quale pena in condizioni terribili. Ad ascoltarli, nonostante le difficoltà, sono solo dei volontari, le istituzioni, che dovrebbero vigilare e verificare quanto succede nel centro, preferiscono girarsi dall’altra parte.