di David Allegranti
La Nazione, 21 giugno 2026
Il carcere è un posto terribile in cui vivere da adulti, come testimoniato quotidianamente dal caso Sollicciano (e non solo purtroppo), figuriamoci da bambini. Eppure, dice Antigone in un aggiornamento di pochi giorni fa, sono 30 i bambini in carcere con le loro madri. Erano anni che non si registravano numeri così alti. Un anno fa erano 11. “Si tratta di un effetto diretto del decreto sicurezza, che ha cancellato il rinvio obbligatorio della pena per le donne incinte o con figli piccoli”, dice Antigone, che nel suo ultimo rapporto, pubblicato poche settimane fa, sottolinea l’origine dell’impennata di piccoli detenuti: “Il tema dei bambini in carcere è stato di recente investito da una novità normativa.
Il decreto sulla sicurezza emanato nell’aprile 2025 e poi convertito nella legge 80/2025 ha infatti trasformato da obbligatorio in facoltativo il rinvio dell’esecuzione della pena per donna incinta o con prole fino a un anno di età. Perfino il guardasigilli fascista Alfredo Rocco aveva previsto che una donna in tali condizioni dovesse obbligatoriamente scontare la pena non prima che il figlio avesse compiuto un anno di vita”.
Oggi invece la decisione spetta al giudice “che caso per caso valuterà il rischio che la donna torni a commettere reati. In tale contesto, inoltre, per la prima volta in assoluto si è aperto alla possibilità che il bambino venga strappato alla madre. Le nuove norme prevedono infatti che la donna che non si comporta a dovere mentre è sottoposta alla custodia cautelare in un Icam possa venire trasferita in un carcere ordinario senza suo figlio. Per lui o per lei verranno allertati i servizi sociali. Mai prima si era subordinato il rapporto tra madre e figlio alla condotta disciplinare”. Come i numeri mostrano chiaramente, la presenza dei bambini in carcere è stata in passato del tutto insensibile agli interventi normativi effettuati con lo scopo di preservare la relazione tra detenuta madre e figli minori. Interventi che si sono collocati nel 2001 e nel 2011.
“Ciò che piuttosto è servito a ridurre il numero dei bambini in carcere, è stata piuttosto la pandemia scoppiata nel 2020 Ci auguriamo che non sia questa la volta che un cambiamento legislativo riporti il numero dei bambini imprigionati a quello che eravamo riusciti a lasciarci alle spalle”, scrive ancora Antigone nel suo ultimo rapporto. Da anni in Italia una legge prevede la costruzione di case famiglia dove far scontare la pena, evitando così che bambini piccoli debbano iniziare la loro vita dentro un carcere. “Ma è una legge senza finanziamenti e senza nessun impegno obbligatorio”, dice Antigone, che nel suo rapporto denuncia anche le condizioni di isolamento della popolazione femminile detenuta: “Dopo la chiusura del carcere di Pozzuoli per il sisma del maggio 2024, sono rimasti solo tre istituti interamente femminili sul territorio nazionale, a Roma, Venezia e Trani”. Questi istituti ospitano 501 donne, meno di un quinto del totale. Le altre sono ospitate in sezioni femminili in carceri a prevalenza maschile: “Tali sezioni sono di dimensioni variabili e arrivano a prevedere la presenza anche di pochissime donne, che finiscono per vivere un secondo isolamento nella struttura”. Toc toc, ministro Carlo Nordio? C’è nessuno?










