di Alessia Candito
La Repubblica, 16 febbraio 2023
Il capo della Procura nazionale antimafia ha convocato stamani a Reggio Calabria un tavolo operativo con i vertici della procura antimafia reggina, guidata da Giovanni Bombardieri, e il procuratore capo di Milano, Marcello Viola. “Le leggi ci sono, mancano uomini e mezzi soprattutto in Calabria”.
La lotta alle mafie non può e non deve essere oggetto di polemiche politiche, “occorre costruire un tessuto di collaborazione istituzionale più ampio e solido possibile”. Più che un appello, quello del capo della Procura nazionale antimafia Giovanni Melillo, sembra un monito.
Da Reggio Calabria, dove in mattinata ha riunito attorno a un tavolo magistrati della Dna, vertici della procura antimafia reggina, guidata da Giovanni Bombardieri, e il procuratore capo di Milano, Marcello Viola, per un “tavolo operativo”, Melillo lancia un messaggio chiaro: “Il quadro legislativo italiano è assolutamente adeguato alla gravità dei fenomeni criminali e ovviamente va non soltanto difeso ma perfezionato, rafforzato e integrato”.
Perché la ‘ndrangheta non è un problema solo calabrese, così come le mafie non lo sono del Sud, o dell’Italia. “Bisogna essere consapevoli che è un problema che hanno tutti gli Stati e che la nostra azione si svolge in una cornice normativa che non si definisce soltanto a livello nazionale ma che trova definizione in ambito sovranazionale e nel diritto internazionale”.
Fare fronte comune - Sulle mafie, spiega il procuratore capo della Dna, è urgente fare fronte comune. “Credo sia importante che diventi terreno di coesione istituzionale e terreno di virtuosa collaborazione tra istituzioni diverse”. Dal canto suo, lui sin dall’inizio del mandato ha lavorato per cucire sempre più il lavoro dei vari uffici territoriali.
Per Reggio Calabria non è un’assoluta novità. Capitale della ‘ndrangheta e sede dell’intelligenza strategica dell’organizzazione, da decenni la procura collabora e coopera con gli uffici territoriali competenti sui territori che i clan calabresi hanno sempre più infiltrato. Con Milano poi, il rapporto è antico, risale addirittura alla metà degli anni Novanta, quando la “capitale morale” del Paese si è scoperta non solo inondata della droga gestita dalle ‘ndrine, ma soprattutto intossicata dai capitali, contatti e relazioni imprenditoriali e istituzionali che ne derivano. Un’infezione che dura da allora, più volte finita al centro di processi e inchieste, come quella sviluppata insieme da Milano, Reggio Calabria e Principato di Monaco che oggi ha scoperchiato un gigantesco traffico internazionale di rifiuti e il giro di riciclaggio collegato.
Tra Italia, Germania e Ungheria, una serie di società cartiere, che altro non erano che scatole vuote, hanno pulito e permesso di reinvestire più di 90 milioni di euro. Uno schema che sempre più di frequente emerge nelle indagini di mafia e non che vanno oltre gli assetti militari e puntano al versante economico e finanziario.
“Non vedo perché ci sia tanto stupore” per questa riunione, ha commentato Melillo. “È una normale giornata di lavoro. Siamo qui per una riunione operativa come ne facciamo tante”. Temi all’ordine del giorno? Melillo glissa: “Meglio non parlarne”. Segno che le indagini ci sono e sono in corso, ma qualcosa si lascia scappare. Al centro dell’incontro, la necessità di fare “il punto della situazione su tante indagini e su tanti profili di collegamento negativo che occorrerà sviluppare”.
Dunque forse non a caso il capo dell’Ufficio milanese Marcello Viola sottolinea: “la nostra presenza qui potrebbe diventare una prassi operativa comune”. Del resto, sottolinea, “senza un’azione come quella che cerchiamo di porre in essere con il coordinamento della Procura nazionale non si possono contrastare fenomeni che ormai hanno questa dimensione e queste caratteristiche”. Gli fa eco il procuratore della Dda reggina, Giovanni Bombardieri, che afferma: “Siamo a disposizione degli altri uffici perché non siamo gelosi del nostro lavoro, anzi riteniamo che sia fondamentale lavorare insieme perché questo accresce la forza dell’investigazione e l’impatto che si può avere nel contrasto alla criminalità organizzata”.
In Calabria mancano uomini e mezzi - Certo per combattere una guerra sono necessari uomini e mezzi. E da ormai troppo tempo Reggio Calabria, a dispetto della densità criminale, fa molto con troppo poco. Solo in procura mancano due aggiunti e dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato anche la nomina del capo dell’Ufficio dovrà essere riconfermata, in Corte d’appello, attualmente affidata a un reggente dopo il pensionamento del presidente Luciano Gerardis, la scopertura è pari a metà della pianta organica prevista, mentre arrivano richieste di rinforzi anche dagli uffici di Locri e Palmi.
“Ho sollevato subito, appena insediato nel mio ufficio, il tema. Non mancano soltanto i due aggiunti a Reggio Calabria - ha detto Melillo - ma ci sono Procure distrettuali importanti che attendono la nomina del Procuratore della Repubblica. Ci sono uffici distrettuali che hanno bisogno di integrazione degli organici”, ha detto Melillo, sottolineando “il lavoro della Procura di Reggio Calabria è tanto più importante e meritorio considerate le condizioni di difficoltà nelle quali si svolge, fra cui la mancanza appunto di una quota significativa della struttura direttiva dell’ufficio”. Traduzione, “sforzi supplementari” per il procuratore capo Giovanni Bombardieri e l’unico aggiunto sui tre previsti, Giuseppe Lombardo, costretti - spiega - “a degli sforzi supplementari, ma vi assicuro che l’operatività della Procura di Reggio Calabria è assolutamente intatta e lo dimostrano i risultati e i metodi di lavoro adottati”









