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di Nando dalla Chiesa

Il Fatto Quotidiano, 8 luglio 2024

Ma davvero la mafia si è resa invisibile? Veramente non la si vede più in giro? Siamo certi che al Nord è diventata inodore incolore e insapore? Quando si dice tornare indietro… Tredici anni fa, con Martina Panzarasa, feci una ricerca sulla ‘ndrangheta di Buccinasco, la più forte della Lombardia, quella che dettava legge nel sud-ovest milanese e faceva da crocevia al Nord per i traffici di droga dopo averlo fatto per i sequestri di persona. La politica di quella zona dell’hinterland ne sminuiva la presenza. Voci, spiegava qualcuno un po’ seccato, calunnie anticalabresi.

Poi un giorno andammo a presentare la nostra ricerca in una libreria milanese. Lì vennero a sentirci degli insegnanti delle scuole medie di Buccinasco e dintorni. E spiegarono a tutti: come non si sapeva niente? I nostri ragazzi sapevano benissimo con chi non dovevano litigare, perché con i figli dei boss calabresi poteva succedere qualcosa di brutto. La classe dirigente non si era accorta di quel che sapevano a memoria anche i bambini. Oggi dopo tonnellate di mafie silenti, di fine della violenza mafiosa, di “c’è solo corruzione”, ci rendiamo conto purtroppo che lo scenario non è cambiato molto. E questo nonostante gli indubbi progressi fatti dall’associazionismo e dalla sensibilità antimafia. È stagione di esami e di compiti scritti all’università di Milano. E ancora una volta gli studenti più adulti raccontano con immediata freschezza ciò che sanno e vedono nelle città e nei paesi in cui vivono.

Altro che spariti. Sentite qui cosa dicono sui loro compiti, responsabilmente firmati. Alice racconta che a Osnago: “Anni fa è iniziata la costruzione di un immenso maneggio, il primo che vedessi di quelle dimensioni, che diventò presto di interesse internazionale. Il proprietario era costruttore di origine calabrese a capo di un impero immobiliare di 100 milioni di euro. Nel 2018 venne arrestato e i suoi beni confiscati. Nel passato dell’imprenditore risultava anche un precedente relativo a una condanna a quattordici anni per l’omicidio.

Sull’arrivo di quei soldi nessuno si era interrogato prima”. Sara invece racconta così la realtà del suo quartiere: “Nella prima adolescenza iniziai a sapere che la costruzione di ville moderne e tecnologiche impiegavano molto meno tempo rispetto alla realizzazione del nuovo scivolo al giardinetto comunale, (…) che era un trionfo di aree videosorvegliate (…) che il paninaro continuava ad accettare solo contanti; (…) che vi erano attività e macchine vittime di incendi ma non seguite da denunce”.

Michele racconta quanto osserva: “Nel ristorante che frequento ogni tanto, vedo sempre un cliente presentarsi sempre in tuta e accompagnato da amici dallo stesso accento del sud, viene salutato dai capi in modo diverso rispetto a clienti normali, ottenendo un trattamento speciale, non leggendo il menù ed entrando in cucina senza chiedere il permesso a nessuno, ‘lui può farlo’. Questa è proprio una delle capacità dell’organizzazione: mimetizzarsi nell’ambiente in cui si trova e trarne vantaggio”.

Insomma, sarebbe il caso che invece di fare le scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano, ci mettessimo tutti a guardarci intorno, per creare un formidabile e consapevole passaparola in grado di aprire gli occhi, per esempio, sui locali che il covid ha aiutato a consegnare in proprietà alla camorra. Non c’è bisogno di tornare bambini per dire che il re è nudo. Non c’è bisogno di rimettersi i pantaloncini corti e riprendere sembianze infantili. Lo si può dire tranquillamente da adulti, con voce matura. I sindaci, gli amministratori, gli imprenditori e i professionisti, i giornalisti e gli insegnanti stessi parlino. Per un Nord ospitale con i cittadini per bene e altamente inospitale per i soldi e le persone al servizio dei clan. Capace di dire finalmente “la mafia è nuda”.