di Arianna Finos
La Repubblica, 22 febbraio 2023
Presentata al Berlino Film fest, da aprile su Disney+, ripercorre la storia delle mogli, figlie, madri di ‘ndrangheta che si sono ribellate al sistema. È doloroso ed emozionante vedere nei cinema affollati dal pubblico internazionale della Berlinale le storie di Lea Garofalo (e sua figlia Denise), Giuseppina Pesce e Concetta Cacciola, tre donne capaci di ribellarsi al sistema patriarcale della ‘Ndrangheta pagando un prezzo altissimo, spesso la vita, a volte senza il sostegno delle istituzioni.
Le racconta “The good mothers”, la serie Disney prodotta da Wildside, in gara per i Berlinale Series Awards (premio istituito quest’anno), prodotto da Wildside del gruppo Freemantle su Disney+ dal 5 aprile. Sei episodi tratti dal bestseller omonimo di Alex Perry, adattati da Stephen Butchard e diretti da Julian Jarrold ed Elisa Amoruso.
La storia delle quattro protagoniste s’intreccia con quella di una magistrata che intuisce che la ‘Ndrangheta si può distruggerla dall’interno facendo leva sulle donne, mogli, madri, figlie dei boss, schiacciate da un quotidiano senza libertà, violento e soffocante. Spiega Alessandro Saba di Disney Italia: “Abbiamo scelto il progetto perché erano storie positive, non un altro racconto che finisce per mitizzare i criminali. Con uno sguardo femminile e senza retorica”. “È bello poter portare le loro storie nel mondo, molte donne, anche in condizioni meno estreme, vi si riconosceranno”, dice Elisa Amoruso.
Micaela Ramazzotti è Lea Garofalo, vive per la figlia e per darle un destino diverso si contrappone alle logiche criminali della famiglia. Il 24 novembre del 2009 è a Milano con la figlia, dall’ex marito boss Carlo Cosco: non è più una testimone, ma viene comunque fatta sparire. Ha trentanove anni, Denise diciotto. Ramazzotti, come le altre attrici, accompagna la serie nella capitale tedesca: “Sono orgogliosa del progetto. Mi sono documentata, ho visto il film di Marco Tullio Giordana. Lea ha fatto una cosa potente, ci ha messo la faccia, ha fatto i nomi. Sapeva cosa rischiava. Ma ha teso l’arco e ha lanciato la freccia, ha lanciato sua figlia nel futuro”. Gaia Girace (L’amica geniale) è Denise. Testimone lucida e attendibile al processo, inchioderà gli assassini della madre: “È importante questo sguardo femminile, la forza di queste donne che si sono liberate, alcune uccise. Speriamo di portare un messaggio di speranza”.
Valentina Bellè è Giuseppina Pesce, colpevole di aver “disonorato” la potente famiglia. Resiste ai maltrattamenti e alle minacce ai suoi figli, fa arrestare i parenti. “Essere una buona madre, come dice il titolo, significa anche lottare per la propria libertà individuale e non solo quella dei figli. Non conoscevo la storia di Giuseppina Pesce, in Calabria mi sono sentita dire in faccia, anche da donne, “la ‘Ndrangheta non esiste e lo Stato qui non c’è”. Se cresci in un ambiente dove non esistono alternative, non esiste neanche la verità, il rendersi conto della violenza in cui si vive”.
Simona Distefano è Concetta Cacciola, sposa a 13 anni un uomo che l’ha usata per entrare nel potente clan; si farà testimone di giustizia ma spinta dalla nostalgia per i figli torna a Rosarno: verrà trovata morta per aver ingerito acido muriatico: “La condizione sociale di queste donne non riconosce la libertà e la violenza serve per mantenere il controllo e mandare avanti il sistema patriarcale. Difficile uscire da un sistema e capire che c’è una vita migliore, sono le stesse madri che sostengono e difendono questo sistema perché è stato insegnato loro così”.









