di Marco Mobili e Giovanni Parente
Il Sole 24 Ore, 24 dicembre 2019
Le mafie fanno sempre più rotta sulle regioni settentrionali. A testimoniarlo sono le richieste di sequestri avanzate dalla Guardia di Finanza. Nei primi 11 mesi del 2019, sono state avanzate per quasi 300 milioni di euro se si considerano quattro grandi regioni del Nord: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia. Si tratta delle aree in cui si è registrato il maggior incremento percentuale delle richieste avanzate dalle Fiamme gialle.
Un incremento che va di pari passo con la crescente penetrazione e ramificazione nel tessuto economico delle regioni del Nord delle mafie e che in Piemonte ha addirittura portato a quadruplicare le richieste tra il 2017 e il 2019, in cui fino a novembre è stata superata la soglia dei 300 milioni di valore.
La presenza della criminalità organizzata al Nord - come fanno notare dalla Guardia di Finanza - è aumentata per fasi e con modalità differenti: si è passati dai primi insediamenti di Cosa Nostra e delle 'ndrine calabresi negli anni Cinquanta e Sessanta, soprattutto in comuni lombardi e piemontesi, fino a una progressiva supremazia della ndrangheta, a partire dagli anni Novanta fino ad oggi. Con la conseguenza che nessun territorio settentrionale può ritenersi immune da infiltrazioni mafiose a causa di una crescente presenza nei clan e di trame di relazioni sempre più fitte soprattutto con gli apparati pubblici e imprenditoriali. Ne sono una testimonianza gli scioglimenti di diversi consigli comunali e gli episodi di corruzione scoperti nella Pa. Più in generale, sono 18 i miliardi (più dell'1% del Pil) sottratti dalla GdF alle mafie dal 2015 tra confische e sequestri.










