di Valentina Marotta
Corriere della Sera, 9 gennaio 2022
La Corte Europea dei diritti chiede spiegazioni all'Italia. Il padre: un atto di accusa. "Un passo avanti in nome di Riccardo". Parla Guido Magherini, il padre dell'ex calciatore di 39 anni morto in Borgo San Frediano, il 3 marzo 2014 per arresto cardiocircolatorio dopo essere stato ammanettato e messo prono dai carabinieri. Per quella tragedia, erano finiti a processo quattro carabinieri che, dopo una condanna in primo grado e in appello, erano stati assolti in via definitiva nel novembre 2018 dall'accusa di omicidio colposo. Guido non si è arreso nemmeno di fronte alla sentenza della Corte di Cassazione. Ha presentato ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo che ha aperto un procedimento. E come primo atto, i giudici hanno chiesto chiarimenti al governo italiano sulla legittimità della tecnica con cui quella notte Riccardo Magherini fu bloccato. E se quella modalità possa mettere in pericolo il diritto alla vita delle persone.
Ad anticipare la notizia sulle pagine di Repubblica è Luigi Manconi, ex parlamentare che ha sempre seguito la vicenda di Riccardo Magherini insieme all'avvocato Fabio Anselmo. "Abbiamo sempre creduto che la Cedu potesse prendere in considerazione il nostro ricorso - dice Guido Magherini - E ora lancia un grave atto di accusa contro l'Italia, in particolare contro gli apparati di controllo e la politica che li governa". E ricorda: "Non dimentichiamo che quella notte mio figlio era in stato di agitazione e chiedeva aiuto. Credeva di essere inseguito e non voleva essere arrestato, invece fu bloccato a terra".
Nel 2014, una circolare del Comando generale dell'Arma raccomandava di evitare i rischi derivanti da immobilizzazioni protratte, a terra in posizione prona. "Quella circolare - aggiunge - nel 2016 fu sostituita da un'altra in cui non c'era più traccia di quelle avvertenze sui possibili rischi. Un passaggio che emerse anche nel corso del processo di primo grado". Tante le domande rivolte dalla Corte europea al governo italiano. La prima è tesa a capire se l'uso della forza da parte dei carabinieri sia stato "assolutamente necessario e proporzionato al contenimento della persona fermata". Eppoi se le autorità avessero "fornito agli agenti una formazione adeguata, capace di evitare abusi e trattamenti inumani e degradanti" e "garantito che fosse tutelata da parte degli operatori la condizione di vulnerabilità del soggetto".
Ma soprattutto la Corte vuol sapere se lo Stato italiano sia dotato di "misure legislative, amministrative e regolamentari che definiscono le limitate circostanze in cui le forze di polizia possono far uso della forza". "La Cedu ha messo in stato di accusa lo Stato italiano - aggiunge l'avvocato Anselmo - Il governo dovrà chiarire come è morto Riccardo Magherirni, cosa che è successo durante l'arresto e poi come è stata amministrata la giustizia sul caso. Le risposte dovranno arrivare entro il 27 aprile. Ma non credo possano fornire giustificazioni".
Non solo. "La Corte - spiega il legale - ha dichiarato la vicenda di Riccardo un caso di eccezionale importanza per la tutela dei diritti umani, suscettibile di obbligare lo Stato che subisce la condanna, a cambiare giurisprudenza o legislazione. La tragica morte di quel giovane è diventata simbolo di mala gestio per la tutela dei diritti di colui che viene fermato e si trova nelle mani dello Stato e per quanto riguarda l'amministrazione della giustizia. Eppoi, lo avevo promesso a Guido che non sarebbe finita con la sentenza di Cassazione".









