di Conchita Sannino
La Repubblica, 29 marzo 2021
Dopo la protesta dell'Anm, la rassicurazione sullo stato di emergenza. Ma del resto per ora non si parla. Un braccio di ferro che ruota intorno al funzionamento della giustizia ai tempi del Covid. Prime scintille tra magistrati e governo. Prima il drastico appello dell'Associazione nazionale magistrati, per la quale suscita "disagio e sconcerto" la decisione di eliminare il comparto di tutti gli operatori dei tribunali "dalle categorie cui offrire il vaccino in via prioritaria": le toghe rivolgono quindi un invito a tutti i dirigenti degli uffici affinché, "senza adeguate tutele sanitarie" e allo scadere delle regole per il processo al tempo della pandemia, vada "limitata tutta l'attività giudiziaria e sospesa quella non urgente".
Poi, nella tarda serata di ieri, la prima rassicurazione da parte dell'esecutivo di Mario Draghi: nel decreto Covid che arriva domani, martedì 30, sul tavolo del Consiglio dei ministri, ci sarà anche la proroga fino al 31 luglio delle normative d'emergenza che riguardano i processi. Nessuna corsia già definita, invece, per la profilassi.
È un aut-aut, e insieme un grido d'allarme, quello che lancia l'Anm guidata da Giuseppe Santalucia, in un documento (che era nell'aria da settimane) inviato ai vertici degli uffici. Una mossa destinata a far discutere nel Paese della giustizia-lumaca, e degli arretrati già lievitati dopo il primo lockdown, un anno fa. E che riceve subito l'assist del sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto. Ma già la Guardasigilli Marta Cartabia aveva ascoltato i vertici della giunta Anm, nei giorni scorsi, e si era fatta interprete del disagio mostrato dalle toghe a nome di tutti.
Ieri, però, forse in assenza di annunci formali e rassicurazioni ad ampio spettro anche sui tempi delle vaccinazioni, ecco l'"avviso" nero su bianco: adottato all'unanimità, assicurano dalla giunta distrettuale. "Il nuovo Piano strategico vaccinale, modificando le linee guida approvate dal Parlamento nel dicembre 2020, non prevede più tra i gruppi target di popolazione cui offrire il vaccino in via prioritaria, i lavoratori del comparto giustizia", è una delle premesse del documento. Secondo il sindacato delle toghe, il "governo considera il servizio giustizia con carattere di minore priorità rispetto ad altri servizi essenziali già sottoposti a vaccinazione, tanto da non ritenere doveroso rafforzare le condizioni che ne consentano la prosecuzione senza l'esposizione a pericolo per gli operatori".
Una decisione, prosegue la nota, che "oltre a destare disagio e sconcerto per la totale sottovalutazione dell'essenziale ed improcrastinabile servizio giustizia - si legge ancora - appare in assoluta antitesi con gli obiettivi di riduzione dei tempi dei processi imposti dall'Unione Europea e richiamati dalla ministra Cartabia nelle linee programmatiche esposte recentemente al Parlamento.
Questo perché - argomenta l'Anm - "l'esclusione del comparto giustizia dalla programmazione vaccinale, specie in un momento di grave recrudescenza dell'emergenza pandemica, imporrà fin da subito il sensibile rallentamento di tutte le attività giudiziarie che devono essere necessariamente svolte in presenza, donde l'inevitabile allungamento dei tempi di definizione dei processi".
Le toghe rivolgono così un appello ai dirigenti degli uffici e chiedono "con la sollecitudine che la gravità del momento richiede", ad "adottare energiche misure organizzative al fine di rallentare immediatamente tutte le attività", senza escludere, nei casi estremi, "anche la sospensione dell'attività non urgente". La drastica misura si riterrebbe necessaria nel caso in cui "dovessero inspiegabilmente mancare interventi normativi, che l'elevato numero di contagi e di vittime tra gli operatori di giustizia impongono".
Una mossa che rischia di passare come l'ennesima autodifesa corporativa? "Qui non c'entrano gli interessi della presunta casta - spiega a Repubblica Lilli Arbore, giudice a Trani e componente della giunta Anm - Noi serviamo le istituzioni e rispettiamo la scelta della vaccinazione per fasce di età. Però non si può esporre la collettività al rischio che gli uffici si trasformino in focolai diffusi".
Proprio domenica, per quattro ore, la "piazza coperta" del Tribunale di Napoli si è trasformata in camera ardente per l'ultimo saluto al procuratore della Distrettuale antimafia Luigi Frunzio: 62 anni, vicario del procuratore Gianni Melillo, Frunzio, che non soffriva di altre patologie, è stato stroncato dal Covid dopo tre mesi di estenuante lotta. "Una perdita grave che si aggiunge ad altre, è durissimo il bilancio. Ora c'è bisogno di una posizione netta del governo", aggiunge Arbore.
E Paola Cervo, giudice a Napoli, del Comitato direttivo Anm: "I magistrati non si sono mai sottratti. Vogliamo solo continuare a svolgere il nostro lavoro in sicurezza con avvocati, cancellieri e tutti i lavoratori". Preoccupazioni che, per il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, meritano "un urgente ed utile approfondimento, che mi impegno a sollecitare. Affinché l'emergenza pandemica, che già si è trasformata in emergenza economica, non diventi anche una catastrofe per l'amministrazione della giustizia".
La Domenica delle Palme si chiude però con una parziale prova di distensione. A sera inoltrata, fonti di via Arenula decidono di rassicurare, chiudendo varchi alla polemica. Annunciano che nel decreto Covid saranno estese tutte le tutele già previste fino al prossimo 31 luglio. Ma nessuna parola sui vaccini. Anzi, arriva la precisazione che la ministra Cartabia si era già fatta interprete delle richieste avanzate dalle toghe a tutela di tutto il comparto e aveva già confermato che sarebbe arrivata la proroga della normativa d'emergenza.










