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di Sara Occhipinti

altalex.com, 20 maggio 2025

La proposta del Governo va in senso totalmente contrario alle intenzioni più volte ribadite. La proposta di istituire una task force di 500 giudici che operano da remoto, per accelerare il conseguimento degli obiettivi del Pnrr, va in senso totalmente contrario alle intenzioni più volte ribadite dal Governo di voler riportare la Giustizia vicino ai cittadini, combattendo i pericoli derivanti dall’introduzione di udienze da remoto, cartolarizzazione, allontanamento dei Tribunali dal territorio. Alla ricerca di soluzioni eccezionali per cercare di portare a termine la riduzione del 40% dell’arretrato delle cause civili previsto dal Pnrr, il Ministero di via Arenula lancia la proposta di una task force di 500 magistrati che opereranno da remoto, per un costo stanziato di 20 milioni di Euro.

Il contingente di togati svolgerà udienze in forma cartolare o in video-collegamento, potrà essere costituito anche da magistrati con formazione penale purché abbiano esperienza in campo civile, e deciderà controversie che non ha istruito. La soluzione, criticata dall’avvocatura attraverso il comunicato stampa dell’Unione delle Camere civili, come l’ennesima soluzione tampone incapace di affrontare le cause del malfunzionamento della Giustizia, mette a repentaglio il principio del “giudice naturale”, un cardine dell’ordinamento che sembra però sempre più accantonato dall’avvicendarsi di riforme e interventi che allontanano sempre più il cittadino dal Giudice.

Il diritto al giudice naturale, contenuto nella Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo e nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, è contemplato nel nostro ordinamento all’art. 25 comma 1 della Costituzione. “Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge”, recita la Carta e sull’interpretazione di questa norma, si scontrano da tempo due visioni opposte: la prima più garantista che identifica il giudice naturale con la persona fisica del singolo magistrato, la seconda avallata dalla giurisprudenza per far fronte ai problemi di carenza di organico, che individua il giudice naturale nell’ufficio e non nella persona del magistrato. La recente proposta di via Arenula si allontana anche dalla seconda interpretazione meno garantista consentendo la decisione della causa a un magistrato individuato in modo precario solo ai fini dello smaltimento dell’arretrato.

“L’accelerazione della Giustizia”, scrivono le Camere civili, “non può fondarsi su soluzioni temporanee, ma deve poggiare su riforme strutturali e su una visione di lungo periodo”. In questo senso i civilisti invocano interventi da parte del legislatore che favoriscano l’assegnazione di risorse economiche proporzionate alle esigenze (l’ultima legge di bilancio prevede tagli progressivi nel settore, dove la spesa corrente rappresenta già solamente lo 0,80% della spesa pubblica complessiva). I civilisti invocano poi un intervento prioritario nelle sedi giudiziarie con maggiori arretrati e nelle materie più critiche, chiedono di mettere mano in modo organico al sistema di reclutamento e formazione dei magistrati e del personale amministrativo e di razionalizzare il contenzioso valorizzando riti alternativi e deflativi.

Anche la magistratura sembra contraria a misure tampone come quelle proposte dal Ministero. Nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio Nazionale Forense, il Vice Presidente del Consiglio Superiore della magistratura, Fabio Pinelli aveva acceso i riflettori sulla riforma della geografia giudiziaria (Geografia giudiziaria: revisione urgente per mitigare gli effetti della digitalizzazione), auspicando un ritorno alla prossimità territoriale del servizio Giustizia anche come contrappeso alla crescita della digitalizzazione, all’aumento delle udienze da remoto e all’impatto dell’IA nel settore.