di Liana Milella
La Repubblica, 23 novembre 2020
Salta l'ipotesi di due donne al vertice, Maddalena e Albano. Le correnti non si mettono d'accordo. Anche il programma passa a maggioranza, ma il voto sul presidente finisce con 28 schede bianche. Nuovo incontro il 5 dicembre ma si profila un'inedita ingovernabilità.
Bruciata, al momento, anche la via di una Anm con due donne al vertice. Un inedito assoluto nella sua storia. Alessandra Maddalena di Unicost come presidente e Silvia Albano di Area come segretaria. L'ipotesi dura una notte, quella tra sabato e domenica, poi evapora. Va a sbattere contro il muro delle stesse correnti - Area e Unicost - che l'avevano lanciata per superare uno stallo imbarazzante. A un mese dal voto l'Anm non riesce a nominare i nuovi capi. E, inevitabilmente, tutti sanno che la colpa è delle correnti. Già, proprio le famose correnti del caso Palamara, quelle che trattano, o quantomeno trattavano, sui più ambiti posti di potere.
Un caso, quello dell'ex presidente dell'Anm Luca Palamara, rimosso dalla magistratura per via dell'accusa di corruzione, che ha lacerato inesorabilmente i rapporti tra la sinistra di Area, che ancora oggi si è vantata di non avere suoi uomini coinvolti, e Magistratura indipendente, il gruppo che oggi non vuole sentirsi definire come quello di Cosimo Maria Ferri, che ne è stato leader per anni, e adesso è sotto azione disciplinare al Csm per i fatti dell'hotel Champagne.
Un muro oppone Area alle toghe di Mi. Che hanno respinto l'ipotesi di un ritorno alla presidenza dell'uscente Luca Poniz, proprio per la sua durezza contro di loro nella scorsa giunta. Nasce tra Area e Unicost - che in questi mesi, con un'assemblea costituente, ha avviato un lungo lavoro per uscire dal caso Palamara, suo esponente di spicco e una sorta di plenipotenziario - per garantire comunque un nuovo presidente e una nuova giunta. Maddalena al vertice e Albano, storica esponente di Magistratura democratica, il gruppo che fa parte di Area, come segretaria. Ma l'ipotesi frana al momento del voto. Dopo un scontro già sul programma. Elaborato da quattro correnti su cinque - a favore Area, Mi, Unicost, Autonomia e indipendenza - perché Articolo Centouno non ci sta, alla prova del voto incassa solo il sì di Area e Unicost, mentre tutti gli altri si astengono, Mi compresa.
È il segnale - alle 14 - che non c'è intesa. Perché ancora una volta Mi si mette di traverso, forse per il miraggio di una Anm separata, mentre il gruppo fondato da Piercamillo Davigo, A&I, deve fare i conti con le iniziative di Articolo Centouno. Sono quattro per gruppo. E non hanno i numeri per bloccare la presidenza che però comporta l'intesa tra Area, Unicost e la stessa Mi per raggiungere il tetto dei 19 voti necessari. Slitta tutto al 5 dicembre. Ma non si ricorda, a memoria, un simile stallo soprattutto quando il Covid da una parte, e la questione morale dall'altra, richiederebbero invece una corale unità.
Fino a sabato notte pareva proprio che una outsider avrebbe potuto essere la seconda donna al vertice dell'Anm. Ce n'è stata solo una in oltre cento anni, Elena Paciotti nel 1994-95, e poi ancora nel 1997-98. Due bienni. La prossima avrebbe potuto essere Alessandra Maddalena, iscritta a Unità per la Costituzione, classificatasi prima tra i suoi sette colleghi con 412 voti nelle elezioni del 18-20 ottobre. Il suo nome è stato in pole per tutto sabato. Quando la corrente di sinistra di Area ha preso atto dell'impossibilità di rieleggere il presidente uscente Luca Poniz, il più votato con 739 voti, per via del no di Magistratura indipendente che gli rimprovera una conduzione dura ai loro danni dopo l'esplosione del caso Palamara.
A questo punto Area ha pensato che l'unica via potesse essere quella, pur da corrente giunta al primo posto, di "cedere" la presidenza a un altro gruppo. Nel caso specifico Unicost, corrente di centro, che ha subito un forte calo di consensi per via proprio del caso Palamara, tant'è che dal primo posto come gruppo più votato è scivolata al terzo posto dopo Area e Mi. Il governo delle toghe avrebbe visto assieme quattro correnti, Area, Unicost, Mi, Autonomia e indipendenza. La stessa Area però avrebbe conservato per sé la segreteria destinata a Silvia Albano, la più votata dopo Poniz con 381 voti. Una strategia per compattare le anime di Area. E un team femminile che corrisponde anche ai numeri della magistratura, ormai composta per oltre la metà di donne.
Senza contare che la magistratura ordinaria avrebbe seguito da presso quella amministrativa, visto che il 6 ottobre le toghe del Consiglio di Stato hanno eletto presidente del loro sindacato Rosanna De Nictolis, già componente del Comitato di presidenza ai tempi del caso Bellomo, e come sua vice Luciana Barreca.
Ma chi è Alessandra Maddalena? È un giudice del tribunale di Napoli. Non solo sarebbe arrivata al vertice una donna, ma si sarebbe anche spezzata la lunga sequenza di presidenti che arrivano dal mondo delle procure. Piercamillo Davigo nel 2016, noto ex pm di Mani pulite; seguito un anno dopo da Francesco Minisci di Unicost e pm a Roma; nella rotazione seguito ancora da Eugenio Albamonte, anche lui pm a Roma, quindi da Luca Poniz, pm a Milano. E prim'ancora Rodolfo Sabelli, procuratore aggiunto a Roma e Luca Palamara, ai tempi pm sempre a Roma.
Stavolta invece si poteva cambiare sesso, e sullo scranno di presidente non solo poteva sedere una donna, ma anche un giudice. Giudice anche la possibile segretaria Silvia Albano che a Roma si è occupata prima di problemi delle donne e adesso del diritto dei migranti.
Abbiamo chiesto un giudizio flash su Alessandra Maddalena a chi la conosce bene come Giuliano Caputo, pm a Napoli ed ex segretario dell'Anm che ha appena chiuso il suo mandato biennale, anche lui di Unicost: "Alessandra ha cominciato a lavorare a Torre Annunziata, ora è giudice del tribunale del riesame di Napoli. È molto brava, benvoluta dai colleghi e stimatissima professionalmente. Si è occupata molto di informatica e innovazione negli uffici giudiziari".
Un giudizio come possibile presidente? "Io la conosco da anni, ho sentito il suo intervento alla prima riunione del Comitato direttivo centrale e mi è piaciuto. Anche alcuni colleghi degli altri gruppi la stanno apprezzando". Ma può essere un buon presidente? Replica Caputo: "Sicuramente ha la capacità per farlo. È sveglia, impara presto ed è determinata, volitiva, capace di organizzare e organizzarsi come voi donne sapete fare quasi sempre molto meglio di noi uomini...".











