di Francesco Grignetti
La Stampa, 11 novembre 2024
I progressisti di Area hanno 6 rappresentanti, 4 i centristi e solo 1 Md. Ai tempi della Prima Repubblica, quando governava la Dc, ed esisteva il mitico Manuale Cencelli per la spartizione delle cariche, la poltrona di procuratore capo di Roma valeva quanto due ministeri. Questo per dire che il potere politico non ha mai, proprio mai, perso di vista il potere giudiziario, temendone la forza. Ma all’epoca i poteri andavano a braccetto. E infatti la suddetta procura di Roma si era meritata il nomignolo di “Porto delle nebbie”. Un ufficio dove le inchieste che facevano male ai politici si perdevano fatalmente.
Il peso delle toghe rosse - Altri tempi. Oggi, come durante tutto il ventennio berlusconiano, i due poteri si guardano in cagnesco. O meglio, il centrodestra si sente sotto attacco. Per dirla con le parole del ministro Carlo Nordio, che ha il dente avvelenato con gli ex colleghi, la magistratura “ha esondato” e sarebbe ora che facesse un passo indietro. A volte però, le apparenze ingannano. E se si va a ben guardare il tanto mitizzato peso delle “toghe rosse”, ci si accorgerà che pesano molto meno di un tempo.
Qualche numero dunque, per capire dove batte il cuore della magistratura italiana. Nel Consiglio superiore della magistratura ci sono 20 membri togati, eletti dai colleghi. Il gruppo di maggioranza relativa è Magistratura Indipendente, con 7 rappresentanti. È la corrente dei conservatori, accusata a mezza bocca dagli altri di “collateralismo” con il governo di Giorgia Meloni, tanto più che Alfredo Mantovano, potente sottosegretario alla Presidenza, è un magistrato prestato alla politica ed è stato un pilastro di MI. Seguono i progressisti di Area con 6 rappresentanti; i centristi di Unicost con 4; Magistratura democratica ha 1 solo rappresentante; e poi ci sono due indipendenti. Tra qualche mese, a gennaio, si voterà per il rinnovo dei vertici dell’Associazione nazionale magistrati e si vedrà se ci sono movimenti, ma allo stato il quadro pende per il conservatorismo in toga.
La componente laica - Sempre al Csm c’è anche una forte maggioranza di membri laici, quelli eletti dal Parlamento, espressione del centrodestra. Anche il vicepresidente, l’avvocato Fabio Pinelli, viene da lì. Comunque Pinelli è un uomo dalle relazioni trasversali: è stato indicato in particolare dalla Lega, ma aveva buoni rapporti con Matteo Renzi ed era stimato da Luciano Violante.
Questa geografia politica tra togati e laici nel primo anno di attività ha causato non poche frizioni perché si è visto spesso un asse tra i 7 rappresentanti di MI, i laici di centrodestra, Pinelli che non ha disdegnato di votare in alcune occasioni cruciali, con ciò rompendo una tradizione di astensioni, e qualche volta anche i membri di diritto, cioè Primo presidente di Cassazione e procuratore generale di Cassazione, che sono confluiti su nomi di magistrati conservatori. Anche la prima presidente di Cassazione Margherita Cassano è stata una figura di spicco di Magistratura Indipendente.
Il caso Spiezia . È quanto successe nel luglio 2023 per la nomina del procuratore capo di Firenze, Filippo Spiezia, di rientro dall’esperienza di Eurojust, che ha superato per un filo il candidato dei progressisti Ettore Squillace Greco, già procuratore di Livorno. Quella volta, di fronte a una parità perfetta, il vicepresidente Pinelli scese in campo, giustificando la decisione per la “importanza” della nomina. Ora, siccome Matteo Renzi era in rotta con la procura di Firenze, e Pinelli era stato avvocato per la fondazione renziana Open, la storia non passò liscia. Da allora, il procuratore Spiezia governa con pugno di ferro la procura. È nemico innanzitutto delle fughe di notizie, in senso molto lato. Nei giorni scorsi c’è stata una protesta dei giornalisti fiorentini perché il procuratore ha nascosto per tre giorni la notizia di un incidente mortale sul lavoro occorso a un operaio di origini marocchine, investito sul cantiere autostradale dove lavorava; ma già qualche settimana prima, come raccontato dal sito Professione Reporter, c’erano stati “una violenza sessuale, un accoltellamento, un’aggressione, due rapine. Tutto a Firenze, nel giro di tre notti. Senza nessuna comunicazione da parte della Procura e delle Forze dell’ordine. Divieto di cronaca nella città degli Uffizi”.
Il ruolo delle procure - È un fatto, comunque, che le maggiori procure italiane siano rette da magistrati di grande valore, ma anche di conclamata prudenza e provenienti da correnti conservatrici. Certo non dei “descamisados”. Così è per Roma, dove il procuratore capo è Francesco Lo Voi, già capo a Palermo per 8 anni, vicino a Magistratura Indipendente, che si insediò nel gennaio 2022 dopo aspra contesa con il facente funzioni Giuseppe Prestipino e Marcello Viola, che era procuratore aggiunto di Firenze.
Lo stesso è per Milano, dove i tempi d’oro e l’armonia tra i sostituti procuratori sono un lontano ricordo. Dopo la delusione romana, Marcello Viola è procuratore nel capoluogo lombardo dall’aprile del 2022 (nomina appena confermata dal Consiglio di Stato). E anche Viola, come Lo Voi, proviene da Magistratura Indipendente. A Napoli, poi, governa il notissimo Nicola Gratteri, già procuratore capo di Reggio Calabria. L’uomo è vulcanico e sarebbe totalmente sbagliato collegarlo a una corrente. Però è un fatto che sulla sua nomina, conservatori e progressisti hanno litigato di brutto e anche nel suo caso pesò la convergenza tra Magistratura Indipendente e i laici di centrodestra, cui si aggiunse il vicepresidente Pinelli. Accadeva nel settembre 2023. Quella volta, i progressisti di Area, sconfitti, scrissero un comunicato di fuoco.
Le principali procure d’Italia, insomma, sono rette da uomini di Magistratura Indipendente se si eccettuano Palermo (dove c’è Maurizio De Lucia) o Catania (il Csm ha scelto Francesco Curcio per sostituire Carmelo Zuccaro, ma poi il ministro Nordio ha tardato mesi a controfirmare la nomina). Da ultimo, c’è da dire, il Csm lavora con meno spaccature. La nomina del nuovo procuratore di Torino, Giovanni Bombardieri, proposto all’unanimità dalla V Commissione, vicino alla corrente centrista Unicost, ne è un segno. E presto ci sarà la nomina per il procuratore capo di Bologna dove sono in lizza altri pregevoli nomi.











