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di Paolo Lambruschi

Avvenire, 5 marzo 2023

È polemica all’interno dell’Associazione nazionale magistrati. Magistratura democratica, la storica componente della sinistra togata, critica la scelta degli altri gruppi di aver rinunciato a trattare temi di attualità per occuparsi di questioni disciplinari interne, durante la riunione del Comitato direttivo centrale (Cdc) di ieri.

Il “parlamentino” del sindacato dei giudici, si legge infatti in una nota dei componenti di Md, “avrebbe dovuto affrontare alcuni temi attuali e particolarmente delicati: la proposta di aumentare l’età pensionabile dei magistrati a 72 anni; la richiesta al Ministero della Giustizia di stabilizzare i funzionari dell’Ufficio per il processo e altre questioni rilevanti per la funzionalità degli uffici giudiziari e il servizio di giustizia ai cittadini; ma anche le valutazioni dell’Anm a seguito della tragedia di Cutro”.

Invece, “a sorpresa” tutti gli altri gruppi “hanno votato per trattare questioni disciplinari interne all’Anm che tra l’altro, per questioni di tutela della riservatezza, neppure potranno essere rese pubbliche”. È una questione di merito, prima che di metodo, secondo Magistratura democratica, che definisce “un paradosso il comportamento dei gruppi che hanno così rinunciato a trattare le questioni rilevanti per ciascun magistrato e perla Magistratura nella sua posizione tra le istituzioni e nella società”.

Nella riunione di ieri, è stato il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia ha porre il problema dell’innalzamento dell’età pensionabile da 70 a 72 anni, ipotizzato dal governo: “Non vorrei che questo gioco del Legislatore sull’età pensionabile, che ancora una volta si prospetta episodico e frammentario, non valga la candela”, ha affermato Santalucia. Infatti, da una parte l’Assomagistrati ha ben presente la scopertura di circa 1.600 toghe in organico, così come il fatto che “si è alzata, e di molto, l’età media di ingresso in carriera”.

Tuttavia - questa l’osservazione di Santalucia - è facile prevedere “che saranno veramente pochi i magistrati che sceglieranno di restare in servizio perdendo il posto direttivo o semidirettivo ricoperto”, come ventilato dal capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio. In ogni caso, come lamentato da Md, il Cdc non ha preso posizione sul tema.

Altra questione emersa con forza durante la riunione è stata la preoccupazione dell’Anm per alcune interrogazioni parlamentari presentate al ministro Nordio sulle parole espresse dal segretario di Area Eugenio Albamonte e dallo stesso presidente Santalucia in merito al caso Donzelli-Delmastro, ai fini dell’esercizio dell’azione disciplinare. Santalucia ha espresso in proposito l’auspicio “che il ministro della Giustizia, che giustamente si fa vanto della cultura liberal-democratica, saprà fugare anche solo la più pallida idea che l’attività associativa possa essere confinata in un recinto di timorosi ossequi all’Autorità”.

Secco il commento di uno degli autori delle citate interrogazioni parlamentari, il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, di Forza Italia: “Santalucia vorrebbe intimidirmi ignorando peraltro il principio della separazione dei poteri. Vuole mettere il bavaglio al Parlamento. Denuncerò la sua condotta nell’Aula di Palazzo Madama”.