di Gabriella Cerami
La Repubblica, 2 agosto 2024
La pdl, che ha come primo firmatario Della Vedova di +Europa ed è stata sottoscritta anche da Forza Italia, Noi Moderati, Pd, Azione, Italia Viva e Avs, prevede 15 giorni di tirocinio nei penitenziari e lo studio su testi dedicati al ruolo della giustizia come strumento di garanzia dei diritti e delle libertà. Un’esperienza formativa. Quindici giorni di tirocinio tra i detenuti in carcere per i nuovi magistrati e studio su testi dedicati al ruolo della giustizia come strumento di garanzia dei diritti e delle libertà. Porta i nomi di Leonardo Sciascia e di Enzo Tortora la proposta di legge bipartisan depositata alla Camera a prima firma Benedetto Della Vedova di +Europa che ha già ottenuto il sostegno di Forza Italia oltreché degli altri partiti di opposizione ad eccezione, almeno per adesso, del Movimento 5 Stelle.
Il provvedimento è stato sottoscritto anche che dal segretario di +Europa Riccardo Magi, da Giorgio Mulè, Pietro Pittalis e Paola Boscaini di Forza Italia, da Debora Seracchiani, Lia Quartapelle, Marianna Madia e Federico Gianassi del Pd, da Roberto Giachetti e Maria Elena Boschi di Italia Viva, da Enrico Costa e Mara Carfagna di Azione, Angelo Bonelli e Filiberto Zaratti di Avs, Maurizio Lupi e Alessandro Colucci di Noi Moderati.
“L’obiettivo di questo disegno di legge è quello di inserire due aspetti nel curriculum formativo dei magistrati: il primo è quello delle letture anche della letteratura italiana, dal Manzoni a Sciascia, sul tema del rapporto tra giustizia, libertà e diritti; il secondo aspetto è quello di prevedere per i magistrati tirocinanti un periodo di contatto con la vita in carcere per due settimane”, spiega Della Vedova. “Non c’è ovviamente alcuni intento punitivo: noi pensiamo che sia importante la consapevolezza della realtà, ahimè cruda, dura e per molti aspetti inaccettabile nella vita delle carceri italiane per le persone che per loro ruolo e applicando la legge, determinano la detenzione”.
E poi, facendo riferimento al decreto carceri in discussione al Senato che non prevede misure capaci di far fronte al sovraffollamento delle carceri, Della Vedova aggiunge che il suo “rammarico è che bisognerebbe trovare il modo, oltre che per i magistrati, di rendere anche i legislatori consapevoli di quello che accade nel carcere italiano perché possano riflettere su cosa sta accadendo. Spesso nel Parlamento italiano continuano a intervenire per alzare le pene e creare nuovi reati mentre sono silenti e inattivi per quel che riguarda il ripristino di uno della civiltà nelle carceri stesse”.
All’incontro con la stampa saranno presenti anche i rappresentanti delle associazioni promotrici della proposta di legge: Guido Camera per Italiastatodidiritto, Simona Viola presidente dell’associazione “amici di Leonardo Sciascia”, Valerio Murgano membro della giunta dell’unione camere penali con delega alle carceri, Franco Corleone della società della ragione e la fondazione Enzo Tortora.
La proposta di legge è infatti denominata simbolicamente “Sciascia - Tortora” ed è il frutto delle iniziative intraprese a cent’anni dalla nascita e trenta dalla scomparsa di Leonardo Sciascia e degli spunti emersi nel corso della giornata conclusiva per un “percorso verso una Giustizia giusta”. E poi è frutto della collaborazione con la Fondazione Enzo Tortora, detenuto ingiustamente in carcere: “Un invito alla riflessione sul ruolo del magistrato nella società, e sulla immensa responsabilità - si legge nel testo - che grava su chi si accinge a giudicare delle umane vicende”. E quindi, come diceva Sciascia, “un rimedio, paradossale quanto si vuole, sarebbe quello di far fare a ogni magistrato, una volta superate le prove d’esame e vinto il concorso, almeno tre giorni di carcere tra i comuni detenuti. Sarebbe indelebile esperienza, da suscitare acuta riflessione e doloroso rovello ogni volta che si sta per firmare un mandato di cattura o per stilare una sentenza”. Il tirocinio di 15 giorni potrebbe essere il rimedio.










