di Antonello Racanelli*
Il Dubbio, 30 ottobre 2020
Da pochi giorni si è conclusa un'altra settimana di astensione dal lavoro dei magistrati onorari che giustamente protestano per la loro attuale situazione, anche nella prospettiva dell'entrata in vigore a pieno regime della riforma Orlando del 2017.
In questi stessi giorni proseguono in Senato, in Commissione Giustizia, i lavori per una modifica della legge Orlando. Non entrerò nel merito delle proposte di modifica, ma voglio limitarmi ad evidenziare ancora una volta l'insostituibile ruolo svolto dai magistrati onorari (sono attualmente oltre 5000). Le mie riflessioni si riferiranno esclusivamente ai vice procuratori onorari, settore da me ben conosciuto anche perché attualmente sono il procuratore aggiunto delegato al servizio Vpo della Procura della Repubblica di Roma, ma, ovviamente, le considerazioni possono essere riferite in generale a tutti i magistrati onorari (attualmente nella sola Procura della Repubblica di Roma prestano servizio oltre 70 Vpo).
È un dato ormai noto (anche se non se ne traggono le dovute conseguenze) l'assoluta indispensabilità per il normale funzionamento degli uffici di procura dei Vpo. Il 100 % delle udienze innanzi al giudice di pace vede la presenza come pm d'udienza dei Vpo e le udienze innanzi al tribunale in composizione monocratica vedono la presenza come pm d'udienza dei Vpo per una percentuale superiore al 95% (nella Procura di Roma, ma anche in altri uffici di procura, i Vpo rappresentano l'accusa anche nei giudizi direttissimi monocratici nei confronti delle persone arrestate). La presenza e l'impiego dei Vpo consente ai Pm togati di concentrarsi sulle attività di indagine e di rappresentare l'accusa nelle udienze innanzi al Tribunale in composizione collegiale.
In molti uffici i Vpo svolgono anche altre attività consentite dalla legge (specie con riferimento ai procedimenti trattati dalle Sdas, sezioni definizioni affari semplici). La riforma Orlando sulla magistratura onoraria è stato indubbiamente il tentativo di disegnare un quadro normativo organico. L'intervento normativo in oggetto ha presentato luci ed ombre: vi sono molti aspetti positivi ma anche notevoli criticità. Sicuramente apprezzabile è stato il tentativo di un inquadramento organico della figura del magistrato onorario anche se le profonde differenze che indubbiamente sussistono tra magistrati onorari giudicanti e magistrati onorari requirenti o inquirenti avrebbe forse consentito una sia pure parziale differenziazione normativa.
Le luci o meglio gli aspetti positivi riguardano sicuramente gli aspetti funzionali e cioè i compiti e le funzioni che possono essere svolti dai Vpo. Con l'intervento normativo si è indubbiamente verificato un allargamento anche formale dei compiti loro attribuiti anche se molte delle funzioni, ora normativamente riconosciute, di fatto venivano sostanzialmente già svolte dai vpo, anche se formalmente attribuite ai magistrati togati.
Le principali criticità riguardano essenzialmente lo status dei magistrati onorari ed il loro trattamento retributivo- previdenziale. In assenza di un intervento normativo di modifica della legge Orlando, i problemi già esistenti saranno ancora più gravi dopo l'agosto del 2021 quando entrerà a pieno regime la riforma: le norme transitorie consentono ai Vpo in servizio alla data di entrata in vigore del decreto legislativo del 2017 di continuare ad operare così come hanno sempre fatto finora con l'aggiunta delle nuove funzioni riconosciute. I problemi nasceranno dopo l'agosto 2021 quando entreranno in vigore le limitazioni temporali di attività per i singoli magistrati onorari: se non si interviene seriamente entro quella data si rischia il caos negli uffici di procura.
Dopo la legge Orlando non è stato più possibile delegare i Vpo come Pm per le udienze civili: nonostante numerose richieste provenienti dagli uffici giudiziari e anche dal Csm e indirizzate al ministero in questi anni per sollecitare un'iniziativa legislativa, nulla si è mosso. Altra situazione paradossale che è prevista dalla normativa vigente: i Vpo possono svolgere alcune attività (attività significative in ausilio ai magistrati togati) ma per queste attività non è prevista alcuna retribuzione. Trattasi di situazione che, credo, non meriti commenti: è prevista un'attività lavorativa ma senza compenso: ogni attività consentita dalla legge deve essere retribuita. Peraltro, attualmente, si prevede anche lo svolgimento di un tirocinio senza alcuna retribuzione. Ora, tralasciando altri aspetti di dettaglio, pur significativi, bisogna essere chiari: si considera o no la magistratura onoraria una risorsa fondamentale per l'efficienza del sistema Giustizia?
Al di là delle facili affermazioni di principio, se la risposta è positiva bisogna trarne le dovute conseguenze in tema di disciplina normativa (in punto di tutele assistenziali e previdenziali oltre che di modalità di impiego). Appare opportuno intervenire anche sul sistema disciplinare, prevedendo una gradazione delle sanzioni: non si capisce per quale motivo per il magistrato onorario sia prevista come unica sanzione disciplinare la revoca dall'incarico; opportuno prevedere anche per i magistrati onorari un sistema più adeguato di trasferimenti oltre che riflettere sulla disciplina attuale in materia di incompatibilità. Urge un immediato intervento normativo che modifichi soprattutto le limitazioni temporali previste a regime dalla riforma Orlando: non dimentichiamo che molti dei Vpo attualmente in servizio svolgono quest'attività da molti anni e rappresentano, quindi, anche un patrimonio di esperienza e di professionalità.
*Procuratore aggiunto presso Procura di Roma










