di Francesco Grignetti
La Stampa, 18 maggio 2022
Lo sciopero dei magistrati non è andato affatto bene. La prova di forza con la politica ha dimostrato semmai debolezza. E il giorno dopo, c’è sbandamento. Il gruppo più eterodosso, Articolo 101, denuncia: “Un plateale insuccesso”.
A questo punto chiedono le dimissioni di tutto il gruppo dirigente dell’Anm e sperano in gesti eclatanti, quali ad esempio il rientro in ruolo di tutti i colleghi che collaborano con questo governo. Magistratura democratica, a sua volta ammette: “È stato un fallimento”. Md rifiuta “l’immagine falsa ed ipocrita di una magistratura inadeguata su cui addossare le inefficienze del sistema: una magistratura da punire”.
La riforma, però, sembra ormai marciare a passi veloci. Manca soltanto l’ultimo passaggio del Senato. Il vicepresidente del Csm, David Ermini, intervistato a Metropolis, in onda sui siti Gedi, dice: “Dopo aver visto gli applausi al presidente della Repubblica, credo che il Parlamento non possa non arrivare a una riforma della giustizia. Questa non è una riforma epocale, ma può servire”.
E dice anche, Ermini, non poi così sorpreso che lo sciopero non abbia sfondato tra i magistrati stessi: “Io non avrei scioperato. C’è stata una forte discussione, anche giusta, e datala situazione in cui si è trovata la magistratura negli ultimi anni”. Lo sciopero precedente cadde in piena era berlusconiana, dodici anni fa. E quella volta l’adesione era stata massiccia. “E c’erano ragioni più serie. In questa riforma, posso comunque vedere che le cose più indigeribili, non ci sono”.










