La Repubblica, 1 luglio 2024
Con la stretta del provvedimento del governo, il ricorso alla custodia cautelare è aumentato del 60 %. Istituti sovraffollati e giovanissimi detenuti gestiti con dosi massicce di psicofarmaci, come nei Cpr. All’Ipm Ferrante Aporti di Torino dieci ragazzi dormono su brandine da spiaggia, cinque o sei per stanza. I 46 letti sono già tutti pieni. L’istituto è sovraffollato, come tutti gli altri in Italia. Effetto immediato del decreto Caivano che, a sei mesi dalla sua entrata in vigore, è riuscito a far aumentare del 10 per cento i minorenni che, invece di intraprendere percorsi di recupero o essere gestiti con pene alternative, finiscono in un carcere. E in condizioni di detenzione che non fanno che peggiorarne la situazione.
Cinquecento quarantasei, tanti al 31 maggio sono gli ospiti delle carceri minorili in Italia. Al 31 dicembre erano 495. Ma i numeri assoluti che sembrano contenuti (a fronte di circa 14.000 ragazzi presi in carico dalla giustizia minorile non devono trarre in inganno. “Perché in Italia - spiega Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’osservatorio minori dell’associazione Antigone - la misura della reclusione è stata sempre residuale, nell’ordine del 3 %, rispetto al possibile ventaglio di opzioni per prendere in carico i minori accusati di reati, adesso invece le misure cautelari stanno nettamente crescendo”.
Il paradosso dei reati attribuiti ai minori che calano - Effetto non dell’aumento dei reati attribuiti ai minori, che anzi sono calati del 4 % tra il 2022 e il 2023, ma dell’aumento delle pene per reati come la detenzione di droga, contestabili già dai 14 anni e che quindi fa più facilmente scattare la carcerazione preventiva per i ragazzi tra i 14 e i 17 anni. Che infatti, in questi primi sei mesi del 2023, sono finiti in carcere in numero ben maggiore rispetto all’aumento complessivo della popolazione degli istituti di pena minorile: il numero degli under 18 entrati negli Ipm infatti è aumentato del 67 %, compensato dal passaggio ai penitenziari per adulti di tanti giovani al compimento dei 18 anni, mentre prima veniva consentito di rimanere con i minori fino al compimento dei 25 anni per completare un percorso di rieducazione che nelle carceri per adulti non esiste.
Cambia la tipologia di detenuti: più stranieri e tossicodipendenti - Risultato: la decisione del governo di rispondere con il pugno duro alla criminalità minorile ha portato ad uno stato di emergenza negli istituti di rieducazione, sovraffollati oltremisura e dove cominciano a verificarsi (vedi Beccaria di Milano) episodi di violenza, evasioni, tentativi di suicidio. Anche perché la tipologia dei ragazzini che finiscono reclusi è assai diversa: sempre più stranieri, per i quali non si riesce a trovare sistemazioni alternative, sempre più spesso soggetti con dipendenze da droghe e alcol che - così come avviene nei Cpr - vengono gestiti con dosi massicce di psicofarmaci.
Dosi massicce di psicofarmaci e punizioni in cella - “Purtroppo anche la vita dentro gli istituti minorili sta cambiando - dice ancora Susanna Marietti - prima, durante le nostre visite, apprezzavamo comunque una relazione individuale tra i minori e gli educatori, tutti chiamati per nome, le loro storie personali conosciute e seguite. Ora questa relazione non la percepisci più. Vedi minori stranieri soli con vite faticose alle spalle e problemi psicologici che andrebbero gestiti e invece si va avanti con dose massicce di psicofarmaci, punizioni, isolamento e altri carichi penali. I ragazzi entrano magari con un’accusa di furto e si ritrovano con le accuse di rissa se si azzuffano con un compagno, danneggiamento se prendono a calci un armadietto, oltraggio a pubblico ufficiale se insultano un agente. E non escono più”.
L’allarme della Garante dell’infanzia e dei procuratori - I numeri raccontano l’evidenza: ad aprile 2024 i detenuti negli istituti minorili hanno toccato la cifra record di 571, mai stati così tanti negli ultimi 25 anni. Dal 2020 al 2022, in Italia si è viaggiato su una media di 320-350 reclusi. Poi l’improvviso balzo in avanti, spinto ancor di più dal decreto Caivano, come non mancano di sottolineare i procuratori per i minori di tutti i distretti italiani. E anche la garante dell’infanzia Carla Garlatti, nella sua relazione al Parlamento, dedica un capitolo al giro di vite impresso dai nuovi provvedimenti legislativi che, ben lontano dall’avere alcun effetto di deterrenza, riesce solo ad interrompere percorsi di recupero e rieducazione. Difficili ma possibili.










