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di Liana Milella

La Repubblica, 20 maggio 2022

Dopo Torino, nuova Agorà dei dem. Rossomando: “È urgente riformarlo per decreto legge”. Mai più i bambini innocenti “detenuti” in carcere, perché dentro ci stanno le loro mamme. Subito il nuovo regolamento penitenziario del costituzionalista Marco Ruotolo, che gli ha affidato la Guardasigilli Marta Cartabia, per sostituire quello vecchio ormai di 50 anni, “per il quale ci sarà il pieno sostegno del Pd”. E ancora, utilizzando il primo decreto legge utile, far diventare abitudinarie tutte le norme utilizzate durante la pandemia - come star fuori dal carcere per chi deve scontare solo 18 mesi - per alleviare una situazione che, nelle patrie galere, è stata molto più penalizzante rispetto a chi viveva fuori.

Il Pd, mentre si approssima la fine di questa legislatura, non vuole perdere la scommessa sul carcere proprio com’è accaduto in quella precedente, quando nell’ultimo consiglio dei ministri, era il 4 marzo del 2018, la riforma dell’allora Guardasigilli Andrea Orlando, studiata e messa a punto negli Stati generali sull’esecuzione penale, si arenò di fronte alle paure elettorali. Ne approfittò il governo gialloverde che buttò la riforma alle ortiche.

Ma adesso il Pd ci riprova. E Anna Rossomando, la responsabile Giustizia del partito, non esita a fare una battuta, “non mi preoccupo, ma me ne occupo”, mentre a Roma dirige la seconda Agorà democratica dedicata proprio al carcere, dopo quella di Torino del 19 marzo, quando il segretario del Pd Enrico Letta disse: “È una grande questione di civiltà del nostro Paese. Per noi la riforma del sistema carcerario, la soluzione di criticità drammatiche che esistono da troppo tempo, è uno dei nostri grandi obiettivi”.

Non sarà facile convincere alleati come la Lega che in carcere dovrebbero rimanere solo i “cattivi cattivi”. E che i penitenziari non possono diventare una discarica sociale. Stefano Anastasia, garante dei detenuti del Lazio, lo riassume in una battuta: “Io non penso che in carcere ci debbano stare 70mila persone, ne bastano 30mila, perché per il resto non è l’extrema ratio. A meno che non si voglia tenere in carcere la marginalità sociale. Tutte le scelte conseguenti vengono da qui, altrimenti si resta in mezzo al guado”.

In un carcere disegnato così che ci fanno 16 bambini che, come spiega Alfredo Bazoli, il capogruppo Dem in commissione Giustizia alla Camera, ovviamente non hanno commesso alcun crimine, ma sono costretti a vivere dietro le sbarre per via delle loro madri? Su questo s’impegna il vice segretario del Pd Beppe Provenzano che parla di un “provvedimento importantissimo su bambini senza colpa che si trovano in carcere: si tratta della Legge Siani, che deve sancire con forza il principio che nessun bambino può varcare la soglia del carcere”. E Provenzano cita Victor Hugo quando sul carcere scrive: “Entrai che ero un ceppo, uscii che ero un tizzone”.

Politicamente, ecco la proposta del Pd come la spiega la Rossomando: “Servono Interventi urgenti per decreto legge recuperando alcune esperienze fatte durante la pandemia, quando ci sono state restrizioni, ma anche la possibilità di sperimentare sul campo misure innovative, e che non hanno avuto smentite, dai permessi straordinari, al lavoro all’esterno senza tornare in carcere la sera, le video chiamate, i collegamenti via internet, il braccialetto elettronico per chi sconta la pena ai domiciliari”.

E sono i protagonisti politici di quell’esperienza - dal vice capogruppo del Pd al Senato Franco Mirabelli, all’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis, alla stessa Rossomando - a vantarne i meriti. E a ipotizzare, come fa Mirabelli, che “nel primo decreto in cui sarà possibile, dovremo riprovare a introdurre la questione della scarcerazione anticipata per chi, in questi due anni di pandemia, ha comunque subito l’isolamento e una detenzione difficile”. “Braccialetto elettronico a chi deve ancora scontare pene entro i 18 mesi, i permessi e la possibilità di dormire fuori a chi ha permessi di lavoro” dice ancora Mirabelli.

Una strategia in cui rientra il nuovo regolamento scritto dal costituzionalista Marco Ruotolo, a cui si era rivolta la Guardasigilli Marta Cartabia. Spiega lo stesso Rutolo nel suo intervento all’Agorà: “Penso all’utilizzo dei colloqui a distanza. La tecnologia può migliorare sensibilmente il trattamento - penso all’istruzione e alla formazione professionale, al mantenimento dei rapporti affettivi, ma anche garantire maggiore sicurezza (metal detector fissi, body scanner, video sorveglianza). Una pena che funziona può davvero contribuire a ricostruire il legame sociale che si è spezzato con la commissione del reato. Con conseguenze positive, ovviamente, anche e forse soprattutto sul piano della sicurezza sociale”.

Walter Verini - oggi tesoriere del Pd, ma ex responsabile Giustizia e relatore sul Csm - definisce “importantissimo” il lavoro della commissione Ruotolo perché riscrive tutte le regole interne delle carceri, a prescindere dal colore politico e dalle apparenze. Cartabia, dice Verini, “è una ministra sensibilissima, ma è tempo di fare un decreto che entri subito in vigore - perché non c’è nulla di più urgente che le carceri - in cui ci sono norme che al più presto eliminino il sovraffollamento e rendano il trattamento più umano”.

Il Garante nazionale dei detenuti Mauro Palma vede nei numeri più attuali dell’universo penitenziario l’attuale anomalia del carcere, 18 mila in attesa di giudizio su 54mila. Chiaramente troppi. E quanto alle “guardie” propone al loro posto “figure professionali che lavorino dentro il carcere, per il recupero del sé corporeo, del sé culturale, del sé dell’istruzione formalizzata, visto che 5mila persone detenute, tutte italiane, hanno fatto solo la scuola elementare”.