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di Simone Innocenti

 

Corriere Fiorentino, 25 luglio 2019

 

Marco Malvaldi presenta a "La bella estate" il suo nuovo noir "Vento in scatola" scritto insieme all'ex militare e detenuto tunisino Glay Ghammouri, condannato per omicidio.

"Non lo definirei un romanzo di denuncia ma un libro civile", dice Marco Malvaldi per spiegare Vento in scatola (Sellerio editore, 212 pagine) che - per un lettore - può invece essere comodamente definito una commedia noir: lo stile è ironico e a tratti amaro. Non un libro sul carcere e neppure una metafora sulle condizioni del carcere, bensì una storia che "usa" le dinamiche carcerarie per raccontare vite che si intrecciano.

"Vento in scatola" nasce dall'incontro, durante un corso di scrittura tenuto nel carcere di Pisa, tra Marco Malvaldi e Glay Ghammouri, 42 anni, ex militare tunisino "dalla carriera stroncata in patria per motivi politici", si legge in una nota. Domani (alle 20,45) Geraldina Fiechter presenterà lo scrittore e il suo nuovo romanzo nell'ex pista di pattinaggio a Castelnuovo Garfagnana nell'ambito de "La bella estate", fortunata rassegna di incontri dedicati alla letteratura, all'arte e alla politica che sono curati da Alba Donati.

Mavaldi e Ghamouri raccontano la vicenda di Salim Salah, un giovane e brillante laureato in economia, di fatto scappato dalla Tunisina con un "malloppo" che ha racimolato in maniera molto poco legale. Ma è per droga che lo arrestano, dato che si fa trovare su una macchina in divieto di sosta lasciata da un parente senza però dirgli che era piena di stupefacente. Ed è all'interno del carcere che si sviluppa la trama vera e propria che si basa sugli equilibri fra detenuti e detenuti, fra detenuti e sorveglianti, fra agenti penitenziari e superiori. Di mezzo ci sono tematiche come la religione musulmana, ma anche mondi come quelli della criminalità organizzata, universi come quelli della truffa. E morti ritenute sospette.

Ghamouri è attualmente nel carcere di Volterra e ci dovrà restare fino al 2043 perché ha una condanna di omicidio da scontare: le cronache raccontano di come - nel 2008 - nelle campagne di Orta Nova, nel Foggiano, abbia ucciso Mustafà Nouaili, tunisino di 49 anni, dopo averlo picchiato, incaprettato e impiccato.

 

Marco Malvaldi, come vi siete conosciuti lei e Ghamouri?

"Un corso di scrittura, a Volterra: mi fu chiesto di farlo dalla mia insegnante di letteratura delle superiori. Lui si distingueva rispetto agli altri, che magari erano lì per prendere solo dei "punti". Era rasato, in forma e ben vestito: voleva mantenere la sua dignità. Mi consegnò un elaborato, rimasi colpito, tra me e me dissi che ci si poteva lavorare con questa persona e sulla sua scrittura".

 

Questa persona ha ucciso un'altra persona...

"È stato lui a dirmelo, il che è rarissimo in carcere. Mi ha raccontato la sua vita. Di quando era nell'esercito in Tunisia e di quando partecipò a una rivolta fino a quando ha commesso l'omicidio. Mi disse che la pena che gli avevano comminato era giusta e commisurata al tipo di reato che aveva commesso. Mi ha spiegò però che era poco giusta una privazione lunga 30 anni e il fatto che anche chi deve far rispettare la legge deve per primo rispettarla".

 

A cosa si riferiva?

"Alla burocrazia del carcere: tutto è demandato alla disponibilità e alla bontà delle figure che lavorano o gravitano nel carcere".

 

Lei ha frequentato questo mondo e ha fatto amicizia con Glay. Cosa è cambiato in lei?

"Non avevo idea di cosa fosse un carcere. Un assassino non è diverso da come sei te. Ho fatto i conti con la mia parte violenta: l'avrei potuta fare anch'io, anche se non sono sicuro che ne sarei capace".

 

Lei dice cose non "buoniste"...

"Il buonismo non mi convince, quando uno fa del buonismo è sempre qualcosa non lo riguarda".

 

Come avete lavorato su questa storia?

"Lui aveva in mente una storia di riscatto, io un giallo carcerario. Lui ha scritto la sua parte, io la mia. Poi le ho intrecciate facendole passare, come materia, dalla cucina del carcere".

 

Del carcere cosa pensa?

"Che bisogna sempre rispettare per primo chi quella legge l'ha violata e che i detenuti, spesso, si accorgono dei loro diritti dopo che i diritti per primi li hanno violati. Ci vorrebbe un progetto serio, che vada avanti da tempo. Con strutture non sovraffollate e agenti che siano in numero equo. Rieducare non è facile ma è lì "che si impara la sua bilitate", direbbe Dante".

 

Questo libro sta andando molto bene. Siete contenti?

"Sì, sta andando molto bene. L'editore all'inizio era preoccupato ma poi ci ha creduto. Ora mi chiamano anche negli altri carceri a parlare del libro: credo sia un segno realmente positivo".

 

Ma adesso si ferma o continua ad andare avanti con la scrittura?

"Sto pensando al prossimo libro sui vecchietti della serie del BarLume, una specie di morra cinese che ha per protagonisti il Comune, la popolazione e gli usi civici, che sono una parte burocratica meravigliosa per il romanzo. Poi ci sarebbe anche un'altra cosa, ma non la scriva".

 

Va bene.

"Sto lavorando per portare al cinema uno dei miei romanzi".