di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 11 gennaio 2023
“Sul tema del carcere continua ad esserci davvero pochissima attenzione - dice il sociologo Luigi Manconi -. Non è nell’agenda della politica e anche a livello sociale regna una grande rimozione”.
Perché c’è così poca attenzione?
“È una faccenda che richiama il nostro inconscio, individuale e collettivo. Nel senso che il carcere viene interpretato come il luogo dove si trova rinchiuso il male. E siccome avvertiamo che il male riguarda tutti, sia coloro che lo commettono sia coloro che resistono alla tentazione di commetterlo, la cosa più tranquillizzante è rimuovere quel male e il luogo che lo contiene”.
Quanto il tema è ignorato dalla politica?
“Le politiche carcerarie hanno incentivato questa rimozione contrastando le relazioni fra il carcere e ciò che sta fuori, hanno anche tenuto distanti le strutture penitenziarie dalle città perché non si vedessero. Adesso, si parla anche di trasferire in periferia strutture che attualmente si trovano in alcune grandi città come Milano e Roma. Insomma, una rimozione non solo psicologica, ma anche fisica del carcere”.
Pure a sinistra sembra esserci poca sensibilità sulla questione. Perché?
“A sinistra, siamo alle solite. Come per la questione del garantismo. Trovo più garantisti a sinistra che a destra, ma è una valutazione meramente quantitativa. Perché poi né a sinistra, né a destra, l’ispirazione garantista, che vuol dire piena fiducia nello stato di diritto, è coltivata. Né il discorso del carcere è particolarmente diffuso all’interno della sinistra”.
Dalla riunione di redazione di Repubblica al Pagliarelli è riemerso con forza il tema dei detenuti con problemi psichici e dell’insufficienza del numero di Rems che operano sul territorio siciliano. Cosa accade nel resto d’Italia?
“L’abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari è stata una scelta sacrosanta dal punto di vista della civiltà giuridica. Ma non sono state attivate le misure conseguenti. Ovvero, non sono state messe a disposizione le risorse economiche indispensabili. Un’altra inadempienza da parte della politica. Bisognerebbe semplicemente attuare quello che è stato già previsto dalla riforma degli ospedali psichiatrici giudiziari. Ma, ancora una volta, il carcere non è al centro di alcun programma politico”.
I detenuti di Pagliarelli dicono di frequentare ottimi corsi di formazione in carcere, ad esempio in materia di giardinaggio, ma poi fuori nessuno li chiama. E il reinserimento sociale resta una chimera….
“Sono parole importanti perché ci consentono di chiudere il cerchio della nostra riflessione: la rimozione non riguarda solo la politica e la società, ma anche i cittadini”.
Quanto il reinserimento resta un’altra incompiuta?
“Solo l’11 per cento trova un lavoro, una percentuale bassissima. Ma un dato è importante: il detenuto che poi lavora è persona che non tornerà a delinquere nella percentuale che invece riguarda il detenuto che non lavora. La recidiva è abbassata anche dal lavoro di formazione svolto durante il periodo di detenzione. Ma la vera questione prioritaria riguarda l’attenzione complessiva al tema, che oggi indubbiamente manca”.










