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di Roberto Petrini


La Repubblica, 26 novembre 2019

 

Alleggerimento delle pene detentive per chi evade; deburocratizzazione delle norme per evitare appalti-pirata che resteranno in vigore solo per i contratti sopra i 200 mila euro; salta l'imposta municipale sulle piattaforme marine. Sono questi i punti d'intesa raggiunti ieri, durante una lunga riunione al ministero dell'Economia, tra il viceministro Misiani, il sottosegretario Baretta, e i relatori del decreto fiscale.

Si tradurranno in un pacchetto di emendamenti pronti per essere presentati dal governo direttamente, o attraverso la relatrice e presidente della Commissione Finanze della Camera, Carla Ruocco. Ieri sera intanto il governo ha presentato un primo antipasto di emendamenti tra i quali sono da segnalare i 180 milioni per gli straordinari di forze di polizia e vigili del fuoco e l'esenzione da parte degli obblighi della fatturazione elettronica per gli 007. In primo piano la questione delle cosiddette manette agli evasori previsti dall'articolo 39.

La norma fortemente voluta dai Cinque stelle prevede un abbassamento delle soglie di imponibile evaso e un aumento delle pene detentive che salgono fino 8 anni. La norma è stata fortemente contrastata dai renziani e ieri, durante la riunione, Luigi Marattin ha posto nuovamente il problema dell'arresto e dei sequestri nel corso di un accertamento.

Di conseguenza si è sviluppato un braccio di ferro con i Cinque stelle: il governo e il Pd hanno tentato una mediazione che ha coinvolto anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che, alla fine, si è impegnato a formulare una nuova proposta con una riduzione delle pene detentive.

Soluzione anche sull'articolo 4, la norma volta ad evitare che in caso di appalti a forte tasso di manodopera la società che ha ricevuto la commessa chiuda i battenti e non paghi le ritenute Irpef ai lavoratori. Per evitare questa situazione la norma prevedeva che a pagare le ritenute Irpef fosse la società che ha dato in appalto i lavori e che ogni mese la società che ha avuto l'appalto comunicasse alla ditta "madre" una dettagliata distinta con codice fiscale, orari e retribuzione di ciascun lavoratore.

La norma era stata supportata soprattutto da Leu e avversata da Italia Viva. Anche in questo caso il governo ha trovato una soluzione di mediazione: le norme resteranno ma solo per i contratti che superano il valore di 200 mila euro, per i contratti di minore entità ci saranno solo maggiori controlli e sarà dunque evitata la responsabilità in solido tra le due società coinvolte nei confronti del Fisco.

Viene poi eliminato l'articolo 38 del decreto fiscale che aveva istituito la nuova tassa municipale sulle piattaforme marine per l'estrazione di idrocarburi, una sorta di Imu marittima. La tassa, che sarebbe partita dal 2020, prevedeva un aliquota del 10,6 per mille attribuita al Comune di riferimento. Troppe proteste e difficoltà sul piano giuridico e il governo ha deciso di fare retromarcia.