di Igor Cipollina
Gazzetta di Mantova, 19 luglio 2026
“Nuovi ventilatori accesso alle aree climatizzate e celle aperte”. Il rapporto è di 143 detenuti per 95 posti. Se fuori si boccheggia, in cella “non si respira”. In carcere, il cambiamento climatico si somma alla compressione esistenziale, amplificando la sofferenza e l’insofferenza. Nonostante i ventilatori e tutte le accortezze adottate dalla direzione della casa circondariale di via Poma, dove la situazione resta critica: i detenuti sono 143, a fronte dei 97 posti regolamentari (ma due non sono agibili). “Il tasso di sovraffollamento è del 150% contro la media nazionale del 140 - avverte la garante territoriale dei diritti delle persone private della libertà personali, Graziella Bonomi - È necessario che le forze politiche si facciano carico di questa emergenza in maniera seria, con provvedimenti incisivi”. Misure urgenti, non piani di edilizia penitenziaria per un futuro più o meno prossimo.
A sollecitare nuovamente l’interesse pubblico è stata la tre giorni di mobilitazione nazionale dei garanti tutti contro il collasso del sistema carcerario, assediato dal sovraffollamento e dal caldo feroce. “Si sono introdotti nuovi reati inseguendo emergenze inesistenti o non dimostrate, così producendo tassi di affollamento penitenziario intollerabili, finanche negli istituti penali per minori” si legge in un documento di denuncia.
Voci dentro - “Cosa mi dicono i detenuti? Che non si respira - riferisce Bonomi - Le finestre sono piccole e strombate, con i panni stesi alle inferriate, e l’aria che entra non è sufficiente. A rendere la situazione ancora più faticosa da reggere è l’umidità. Però i detenuti riconoscono l’impegno della direzione a porre un rimedio come può, mentre la polizia penitenziaria sta lavorando per mantenere buone relazioni, attraverso una gentilezza dei modi che non è scontata. Anche gli agenti sono messi a dura prova”.
Cos’altro si può fare, nell’immediato, per alleviare la situazione? “Valutare, dove possibile e ha un senso, di inserire un secondo ventilatore nelle celle, perché uno solo non è sufficiente, non riesce a rinfrescare tutto l’ambiente - risponde Bonomi - Non nei “celloni” dove si sta in 9/10 né nelle singole diventate doppie, dove i ventilatori sono più piccoli. Poi, si dovrebbe favorire l’accesso agli unici spazi aperti ai detenuti dotati di aria condizionata, l’auditorium e la multisala. Ancora più utile sarebbe lasciare le celle aperte, come accadeva prima della circolare del novembre 2023, anche se questo dipende dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e dal ministero”. Già dall’anno scorso, a Mantova la direzione è riuscita a ottenere due ore di apertura delle celle al mattino, e, quest’estate, ha prolungato fino alle 19.15 l’orario di passeggio nel cortile esterno.
“Struttura inadeguata” - Al di là dell’assedio infernale del caldo e dell’umidità, il carcere, nato come monastero, resta fragile. “Fatiscente” ripete la garante: “Nonostante l’impegno della direzione a tinteggiare, migliorare e sistemare, la struttura è inadeguata e le celle non hanno i requisiti previsti dai regolamenti penitenziari, dalle docce ai water al posto delle turche”. Incastonato nel cuore della città, il carcere, ma troppo spesso invisibile allo sguardo dei mantovani che passano con i pensieri altrove.









