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di Igor Cipollina

La Gazzetta di Mantova, 27 marzo 2025

Operano quotidianamente sul filo teso tra fermezza e umanità, disciplina e comprensione, impegnati “a difendere e diffondere luce e speranza”. In un luogo pieno di ombre, dove la missione del recupero sociale si scontra con carenze - di organici e strutture - e con grumi di emarginazione. Difficile immaginare un riscatto quando si è ultimi tra gli ultimi, oltre i bordi. Difficilissimo placare le intemperanze e, al tempo stesso, alimentare la prospettiva di un domani in chi vive l’apnea di un presente compresso. Stretti in 140 dentro uno spazio per 97. “Abbiamo imparato a non cedere alle provocazioni, a non temere le sfide di una quotidianità imprevedibile - scandisce Raffaele Pierro, comandante del reparto di polizia penitenziaria in servizio nella casa circondariale di Mantova - ma siamo anche pronti a rappresentare le esigenze dei detenuti, a dar loro una parola di conforto”. L’occasione per accendere una luce sul carcere di via Poma - così centrale, nella geografia della città, eppure così invisibile - è la festa per il 208esimo anniversario della fondazione del corpo di polizia penitenziaria.

A restituire le proporzioni dell’emergenza sono i numeri del 2024, messi in colonna da Pierro. La nuda drammaticità delle cifre: 320 gli ingressi nella casa circondariale di via Poma, di cui 299 “dalla libertà” e 21 provenienti da altre carcere; 237 le “dimissioni”, di cui 71 per misure alternative alla detenzione e 65 per trasferimento; 140 la media dei detenuti, con punte fino a 160 (il dato attuale è 135); 721 le traduzioni (trasferimenti coatti, ndr) con un impiego di 2.267 unità di polizia penitenziaria.

La voce più inquietante è quella degli “eventi critici”: 101 gli episodi registrati nel corso del 2024, tra cui una protesta collettiva e 12 individuali; 12 le aggressioni tra detenuti e un episodio particolarmente violento nei confronti dei poliziotti; 64 i provvedimenti disciplinari, 2 i gesti autolesivi e un tentato suicidio. Il pensiero va a Elena Scaini, la detenuta che si è uccisa nella notte tra il 2 e il 3 marzo, e disarma come uno schiaffo: “Un evento drammatico che ha scosso profondamente la polizia penitenziaria e tutti gli operatori che ogni giorno danno il massimo perché le persone detenute possano essere restituite alla società, migliori e con un futuro certo”.

Ai numeri scanditi dal comandante ne manca uno, quello che fotografa e dice dell’affanno degli agenti: in servizio se ne contano 60, dovrebbero essere 81. Pierro riferisce di un carico d’impegno che ormai è sacrificio consueto, ma non lo aggancia ad alcuna cifra. Forse pensa che non sia il caso di rovinare la festa.

La direttrice - Di “turni faticosi a causa della carenza dell’organico” parla la direttrice della casa circondariale, Metella Romana Pasquini Peruzzi, consapevole del continuo stato di tensione psicologica ed emotiva nel quale operano gli agenti, chiamati a trovare un punto d’equilibrio tra disciplina e umanità. Tra la sicurezza e il reinserimento sociale, nel quale si esprime e riverbera il compito dell’amministrazione penitenziaria. Le reclusioni non sono per sempre, i detenuti vanno accompagnati nel percorso che li restituirà “liberi tra i liberi”. È lei, la direttrice, a riconoscere ai poliziotti il ruolo di “difensori e diffusori di luce”. Il faro? Quello acceso dalla Costituzione.