di Sandro Mortari
Gazzetta di Mantova, 22 agosto 2022
La direttrice Metella Romana Pasquini Peruzzi: da noi già tempo seguiamo le linee indicate e, infatti, la situazione è tranquilla. La situazione in molte carceri italiane è sempre più difficile. Il sovraffollamento e le condizioni di detenzione in strutture anche fatiscenti, unite alle recenti restrizioni anti Covid, hanno esasperato i detenuti. La conseguenza è un aumento degli atti di autolesionismo fino ad arrivare al gesto estremo. Per prevenire qualsiasi tentazione dei più fragili di togliersi la vita la Regione ha aggiornato il piano per la prevenzione del rischio suicidi.
Il nuovo documento è stato elaborato da un gruppo di lavoro costituito da rappresentanti delle aree sanitaria e penitenziaria. L’obiettivo è quello di fornire linee comuni a ogni istituto penitenziario affinché intraprenda azioni più efficaci per la presa in carico dei detenuti con problemi di disagio psichico.
Il piano regionale del rischio suicidi dovrà ora essere trasmesso alle varie articolazioni territoriali, sanitarie e penitenziarie per definire in modo congiunto, in ogni carcere, un piano locale di prevenzione, che conterrà comportamenti e azioni che in carcere a Mantova “già applichiamo da tempo e che ora dovranno solo essere codificati” dice la direttrice Metella Romana Pasquini Peruzzi.
“La situazione qui è abbastanza tranquilla - spiega. Non c’è sovraffollamento e come presenze oscilliamo tra le 110 e le 115 persone e riusciamo a seguirle tutte con attenzione, tanto che non si sono verificati qui suicidi o atti di autolesionismo. Ai detenuti ripeto sempre che siamo consapevoli che si trovano in una struttura vecchia, che stiamo cercando di migliorare con una serie di lavori; ma a loro ricordo anche che proprio per le nostre dimensioni riusciamo a parlare con tutti visto che c’è un contatto di conoscenza importante e che aiuta”.
Il carcere di Mantova, dunque, già si sta muovendo lungo linee che “abbiamo aggiornato in base alle ultime disposizioni. Abbiamo già prodotto un piano locale formalizzando una serie di interventi che già poniamo in atto”.
La direttrice fa degli esempi: “I detenuti che entrano in carcere per la prima volta meritano un’attenzione particolare da parte di medico, psicologo e psichiatra e dell’area giuridico-pedagogica per intercettare malessere e stati di disagio psichico e allertare i servizi di sorveglianza in caso di bisogno. Il personale e tutte le figure che operano in carcere, volontari compresi, devono essere accorti nell’intercettare persone che al momento non destano preoccupazioni ma che lanciano segnali subliminali e intervenire per prevenire. Puntiamo anche a stare vicino a chi è in prossimità di un’udienza, soprattutto se è in attesa del giudizio di primo grado che potrebbe tramutarsi in una condanna e che per questo ha bisogno in quel momento di un’attenzione particolare”.
Un altro momento delicato è quando il detenuto riceve dalla propria famiglia notizie di malattie o di lutti. “Insomma - dice la direttrice - abbiamo presente tutta una serie di situazioni a cui dobbiamo prestare massima attenzione coinvolgendo tutte le figure che lavorano in carcere, istituzionali e non, per essere in grado di intercettare qualsiasi momento di fragilità di un detenuto e accompagnarlo in modo che lo superi. Per questo abbiamo anche organizzato incontri settimanali con varie figure settoriali per fare il punto della situazione sia sui detenuti entrati da poco sia su quelli che si trovano in carcere da tempo. Considerando le buone pratiche in atto qui a Mantova - conclude Pasquini Peruzzi - già il piano locale è declinato sulla falsariga di quello regionale”.










