di Stefano Joppi
Gazzetta di Mantova, 9 giugno 2025
Chiesa affollata domenica 8 giugno per ascoltare l’appello del prete degli ultimi. “Nel nome della sicurezza si giustifica tutto”. Puntuale, accompagnato da quattro uomini della scorta, è entrato nella parrocchiale di San Pietro per chiudere la “Tre giorni Mazzolariana”. Lui, don Luigi Ciotti, prima di prendere posto al tavolo dei relatori saluta le tante persone presenti nella maestosa chiesa che ospita le spoglie di don Primo Mazzolari. Si ferma a salutare due ragazzine e ha per loro parole di “pietà” sussurrando: “Quando siete stanche andate pure via. Non abbiate timore”. Una dolce attenzione non colta dalle due giovanissime che, come tutti, sono rimaste incollate ai banchi dell’edificio religioso senza mai un tentennamento. In silenzio per più di un’ora ad ascoltare le parole pregne di umanità e amore verso gli ultimi di don Ciotti, introdotto da don Bruno Bignami, direttore dell’ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro.
Chi sono - “Ho ottant’anni e sono laureato in scienze...confuse, rompe il ghiaccio don Ciotti definito dal moderatore il “maestro dei preti di strada che ha speso la sua vita per rigenera esistenze e a ridare speranza a luoghi corrotti”. Una definizione che il prete nativo di Pieve di Cadore cerca di smorzare, con pudore, dalle labbra di don Bruno Bignami.
“Sono una persona che sessant’anni fa ho fondato il gruppo Abele, associazione accanto agli ultimi, e trent’anni dopo Libera, per una società libera dalle mafie-riprende don Ciotti non prima di prima di ringraziare gli organizzatori per l’invito. “Qui sono stato anni fa e torno volentieri nella casa di un parroco, di un profeta e di un sacerdote che con i suoi scritti è più che mai moderno. Dai suoi libri ho attinto molti insegnamenti- continua don Luigi pronto a leggere una frase di don Primo utile a sviscerare il tema del libro, “Oltre le sbarre”, e la condizione carceraria: “Se c’è qualcosa di cattivo è impedire a qualcuno di diventare buono”. Da qui don Ciotti sviluppa la lunga lezione partendo dalla necessità di vedere il carcere come luogo di recupero.
Il carcere - “Lo afferma anche la Costituzione italiana all’articolo 27. Invece oggi il carcere è diventato una discarica sociale. Un luogo di puro dolore. Lo stesso don Primo ricordava che non possiamo giudicare la sofferenza. La società può giudicare le azioni degli uomini ma non le sue sofferenze. Nel nome della sicurezza invece si consente tutto anche di approvare leggi, come l’ultima, che lasciano più di un dubbio. Il Decreto Sicurezza ha molte cose positive ma ora non si può più manifestare anche in forma passiva. Una democrazia matura si riconosce nella capacità di ascoltare non di reprimere. Parliamoci chiaro, il carcere non genera nuove opportunità e la reclusione non può essere esclusione”, continua don Ciotti prima di snocciolare numeri incontrovertibili. “Nel 2024 nelle carceri italiane si è registrato il record di suicidi: uno ogni quattro giorni. Ci sono stati 12 mila 400 casi di autolesionismo e con gli ultimi provvedimenti si stima che entreranno nei penitenziari 10 mila persone in più”, conclude don Ciotti al termine di un lungo intervento che ha collegato tra loro le figure di don Mazzolari, papa Francesco e il giudice Rosario Livatino, presto Beato, esempio fulgido di uomo di legge a servizio dell’ultimo, del diseredato.











