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Gazzetta di Mantova, 27 giugno 2022

“La partita con papà”: una ventina di bambini e ragazzi hanno incontrato i genitori in uno spazio di gioco aperto. Torna quest’anno negli istituti penitenziari italiani, per tutto il mese di giugno, l’iniziativa “La partita con papà”, l’incontro tra papà detenuti e i loro figli all’interno dell’annuale campagna “Carceri aperte”, che consente l’accesso negli istituti le famiglie dopo il periodo di sospensione a causa della pandemia. “La partita con papà” si è svolta ieri anche nella casa circondariale di via Poma. Hanno aderito una decina di detenuti: una ventina i bambini e ragazzi coinvolti, accompagnati dalle madri. Per i detenuti stranieri erano presenti anche dei mediatori culturali. I bambini sono arrivati attorno alle nove, hanno incontrato i padri e mezz’ora dopo nel campetto si è svolta la partita, in un clima ben diverso che in una sala-colloqui.

L’iniziativa è stata organizzata da “Bambinisenzasbarre” in collaborazione con il ministero della giustizia, dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: si tratta di iniziative nell’ambito della campagna europea “Non un mio crimine ma una mia condanna” del network Cope (Children of prisoners europe) che ha l’obiettivo di sensibilizzare sull’inclusione sociale e delle pari opportunità per i bambini e portare in primo piano il tema dei pregiudizi e dell’emarginazione di cui sono vittime i 100mila minori in Italia (2,2 milioni in Europa) che hanno il padre o la madre in carcere.

L’associazione “Bambinisenzasbarre” ha lanciato “La partita con papà” nel 2015, iniziata con l’adesione di dodici istituti, 500 bambini e 250 papà detenuti. L’evento si è svolto da allora tutti gli anni fino al 2019, quando sono state giocate 68 partite in altrettante carceri e città, da Belluno a Palermo, coinvolgendo agenti della polizia penitenziaria, educatori, 3.150 bambini e 1.700 genitori detenuti.

Metella Romana Pasquini Peruzzi, direttrice del carcere di Mantova, spiega le finalità del progetto: “Questo protocollo ha come fine agevolare il rapporto genitoriale e individuare soluzioni organizzative all’interno degli istituti. L’obiettivo è quello di attutire il senso di disagio e paura dei bambini al loro ingresso in carcere. Sono stati creati degli spazi definiti gialli, come le sale di attesa per i colloqui a misura di bambino con murales e giochi. I colloqui vengono fatti in ludoteche o salette con postazioni a misura di bambino”.