di Roberto Bo
Gazzetta di Mantova, 21 gennaio 2021
L'appello della direttrice del penitenziario: ecco come viene gestita la situazione in via Poma. "Si sta facendo di tutto per assimilare il carcere alle Rsa e fare in modo di vaccinare i detenuti nella prima fase della campagna anti Covid. Ma queste sono decisioni che saranno prese dagli organi centrali".
Metella Romana Pasquini Peruzzi da maggio è il direttore della Casa circondariale di Mantova, struttura penitenziaria che attualmente conta 120 detenuti su una capienza massima di circa 160. Proprio in questi ultimi giorni è alta la spinta da parte di enti e istituzioni per arrivare a proteggere anche la popolazione carceraria attraverso una vaccinazione il più veloce possibile. E sono in tanti a chiedere che i detenuti vengano vaccinati nella fase uno, quella dei centri sanitari e delle Rsa, e non nella fase due.
"Finora - spiega la direttrice del carcere - abbiamo gestito bene questa emergenza sanitaria, grazie al nostro personale e al dirigente sanitario dell'Asst di Mantova che presta servizio nel nostro istituto. Da subito abbiamo effettuato attività di prevenzione attraverso l'esecuzione dei tamponi su personale e detenuti e, incrociando le dita, siamo riusciti a contenere la diffusione del coronavirus. Finora non abbiamo avuto alcun caso di contagio interno. Gli unici tre casi registrati erano riferiti a persone arrestate, quindi nuovi ingressi, segnalate subito al nostro provveditorato di riferimento e trasferite subito nella struttura Hub di Bollate. Finito il periodo di isolamento sono tornate nella a Mantova".
Pasquini Peruzzi fa sapere che all'inizio della pandemia nella casa circondariale di via Poma era stata allestita una zona Covid dove accogliere detenuti positivi, ma prima dell'estate è stato deciso di rimuoverla perché non ritenuta del tutto idonea per eventuali cure. Da sempre, comunque, la procedura di ingresso è assolutamente sicura e rodata: il nuovo detenuto viene tenuto in isolamento precauzionale fino all'esito dal tampone e, se negativo, viene introdotto in comunità con gli altri.
Tornando sul fronte vaccini da venerdì la struttura ha iniziato a raccogliere le adesioni del personale, tra i quali in passato c'è stato qualche caso di positività, anche se asintomatico. "Al momento l'adesione è più che soddisfacente. Analoga iniziativa partirà a breve anche per i detenuti. In ogni caso sia per gli uni che per gli altri stiamo offrendo tutte le informazioni del caso attraverso opera di sensibilizzazione".
I cinque detenuti che godono dell'articolo 21, e cioè che possono uscire di giorno per svolgere attività lavorativa, dimorano in una palazzina separata rispetto al resto della struttura. Al rientro serale vengono comunque sempre monitorati con la misurazione della temperatura corporea. "Con l'Asst - conclude la direttrice del carcere - stiamo approntando, attraverso la formazione del nostro personale, una postazione vaccinale interna che ci sollevi dalla necessità di spostare i detenuti".











