di Martina Adami
Gazzetta di Mantova, 7 aprile 2015
Una funzione ricca di sentimento nel carcere di via Poma. Tra lacrime e sorrisi. "Non crediate mai di essere soli nella vostra lotta, perché il Signore cammina al vostro fianco sempre". È stata una funzione ricca di sentimento quella tenuta tra le mura - e le sbarre - del carcere di via Poma. Come da tradizione, il vescovo Roberto Busti ha celebrato la messa di Pasqua tra i sorrisi, gli sguardi e le lacrime dei detenuti, uniti a volontari, guardie penitenziarie e operatori per celebrare la resurrezione di Gesù.
Tra i banchi della piccola cappella si sono inseguiti per tutta mattina sorrisi complici, per combattere la solitudine che in queste giornate di festa si fa più pesante che mai. "Dobbiamo essere uniti, la speranza deve essere la vostra salvezza. Non crediate mai di essere soli nella vostra lotta, perché il Signore cammina al vostro fianco sempre", ha detto Busti, gli occhi fissi nei loro.
Qualcuno di loro sorrideva convinto, qualcun altro sussurrava una preghiera tra le labbra, qualcuno aveva gli occhi lontani, oltre le mura del carcere, mentre altri ancora si guardavano in torno aggiustandosi la camicia indossata per l'occasione, come se la messa rappresentasse una parentesi da una serie di giornate che si susseguono tutte uguali, a voler fingere un ritorno alla normalità per qualche ora.
C'era anche chi piangeva, con il viso coperto dai capelli e le mani giunte. A loro in particolare sono andate le parole del vescovo: "Dio ci ha perdonati per i nostri sbagli, e ora ci aiuta a perdonare noi stessi. Abbiamo confessato i nostri peccati e siamo pronti per la nostra rinascita, supportati dall'amore per la famiglia di Dio e la famiglia di sangue. Non smettete mai di amare, di farvi amare e di sperare. Riservate un pensiero alle vittime di violenza e fate che la vostra vita sia un nuovo battesimo. La Pasqua è la resurrezione, dove la vita vince la morte e l'amore batte l'odio, rendendoci più forti".
Ha parlato anche di libertà, che come i detenuti sanno costa cara, e dell'importanza di rimanere fedeli ai legami con i cari, un vuoto insormontabile tra le mura del carcere. "Siamo qui per scontare la nostra pena - dicono i detenuti leggendo la lettere scritta da loro - Siamo abitanti di un microcosmo obbligati tra queste mura di silenzio, disperazione, solitudine e lotta. Affidarsi nell'altro è l'unica salvezza che abbiamo. Se abbiamo recato dolore con i nostri sbagli ora riflettiamo sull'amore per redimerci, e preghiamo perché il Signore che ci ha perdonati ci aiuti a farlo prima con noi stessi e poi verso gli altri".
Solidarietà e amore predicati a gran voce dai detenuti e dal vescovo, quando tra canzoni e preghiere è sceso tra di loro a regalare abbracci e sorrisi, per combattere gli sguardi tristi e assenti. Una messa svolta come tante altre, che sarebbe potuta passare per una funzione in una qualunque Chiesa se non fosse stato per gli occhi lontani dei ragazzi, aldilà delle mura del carcere, uniti con il pensiero ai famigliari lontani.










