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di Francesco Romani

 

Gazzetta di Mantova, 10 marzo 2015

 

Si parte con tre residenze vigilate, poi si abbatteranno le palazzine per far spazio alle comunità. Garanzie per i dipendenti. Opg castiglionese promosso dalla Commissione Sanità del Senato che nella sua visita da un lato ha apprezzato la efficienza della struttura, dall'altro ha raccolto la preoccupazione degli operatori per le falle della legge che ne prevede il superamento dal prossimo mese.

Confermato il numero dei dipendenti attuali che transiteranno nelle nuove strutture, le pre-Rems, tre piccole comunità da venti pazienti che per ora nasceranno come restyling degli edifici attuali, ma alle quali se ne aggiungeranno altre tre nel momento in cui partirà la complessiva opera di riqualificazione delle strutture. La presidente della commissione, Emilia Grazia De Biasi (Pd), era accompagnata dalle colleghe Nerina Dirindin (Pd) e Paola Taverna (5Stelle).

Nella visita ha potuto constatare come l'ospedale psichiatrico giudiziario castiglionese, unico in Italia da sempre con caratteristiche sanitarie e non carcerarie, sia già pronto per il passaggio alla nuova fase. "L'Opg è inserito nel dipartimento salute mentale - ha spiegato il direttore del Poma, Luca Stucchi - e integrato con le strutture psichiatriche. Noi siamo pronti, ma è la legge che lascia molti punti interrogativi". La legge è la 81 del 2014 che per superare la piaga dei cosiddetti ergastoli bianchi da un lato prevede il superamento degli Opg, dall'altro stabilisce che si debba dimettere il paziente psichiatrico quando è rimasto in Opg il tempo corrispondente alla pena prevista per il reato che ha compiuto.

"Oggi il nostro Opg ha quattro reparti e l'unico femminile in Italia - ha detto il direttore Andrea Pinotti - nel corso del 2014 abbiamo dimesso circa cento pazienti in base alle nuove norme. E ormai, in prevalenza, chi è a Castiglione è una persona per la quale una prima perizia ha stabilito la incapacità, anche parziale, di intendere e volere. E queste persone si mescolano con altri, la cui pericolosità sociale e la tendenza alla ripetizione del reato è invece confermata". Uno dei problemi emersi è proprio quello delle perizie, non sempre all'altezza, che vengono usate come strumenti processuali. L'altro, più ampio, è l'obbligo di dimettere pazienti psichiatrici autori di reati, anche gravi. "Le strutture del territorio non sono adeguate - ha detto il direttore del dipartimento salute mentale, Antonio Magnani. Una volta messe fuori, non si riescono a gestire persone che non accettano di farsi curare e non riconoscono la propria malattia".

Inoltre, hanno ricordato i magistrati di sorveglianza di Mantova e Brescia Marina Azzini e Monica Lazzaroni, chi è stato dimesso e compie un reato, ritornerà in Opg creando un circolo vizioso. "E ancora - ha concluso Pinotti - c'è il rischio che pazienti autori di reato dimessi vengano identificati tout court con pazienti psichiatrici, definendoli pericolosi per la società, facendo fare un balzo indietro di decenni alla psichiatria". La presidente, ascoltate le indicazioni, si è detta disponibile a promuovere un decreto per superare i limiti della legge 81.