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di Gloria De Vincenzi

Gazzetta di Mantova, 19 aprile 2023

L’assessore al welfare Andrea Caprini: “Questione di settimane, per Mantova sarà la prima esperienza”. La scrittrice: “Il carcere di via Poma? È tra le strutture più brutte che ho visitato”.

“Per Mantova sarà la prima esperienza, abbiamo ultimato i passaggi amministrativi e ora siamo pronti: nelle prossime settimane finalizziamo il percorso che porterà all’individuazione del garante dei diritti delle persone sottoposte a limitazione della libertà personale”.

L’annuncio dell’istituzione, a breve, dell’organismo di controllo e vigilanza sui diritti dei detenuti è dell’assessore al welfare Andrea Caprini. Ne ha parlato il 18 aprile all’incontro promosso nella Sala degli Stemmi con l’associazione Centro solidarietà carcere. Un incontro per presentare, con gli autori, due libri sui temi della complessità della carcerazione e dei suoi limiti.

“Questo appuntamento - ha sottolineato Caprini - offre la possibilità di puntare i riflettori sul carcere e su ciò che significa per la città, in un concetto più ampio di giustizia, anche riparativa, che è il paradigma entro cui muoverci. La nostra è una struttura piccola, il tessuto urbano che la accoglie dovrà essere sempre permeabile a questa presenza e la figura del Garante può aiutare a realizzare meglio queste connessioni. Non è un punto di arrivo ma di partenza”.

Tra i relatori, coordinati da Marzia Benazzi, vice presidente dell’associazione, Silvia Beccari dell’Ufficio esecuzione penale esterna la quale, ricordando che a Mantova, a fronte di 120 detenuti nel carcere di via Poma, il suo servizio ha in carico 757 persone, ha chiamato in causa la città: “L’illegalità non è un destino inesorabile, chi commette un reato può tornare a essere cittadino della comunità, ma vanno favorite le politiche di gestione sociale della giustizia che deve diventare ricostruttiva”.

“L’istituzione reietta. Spazi e dinamiche dal carcere in Italia” è il libro di Valeria Verdolini, referente lombarda di Antigone, che ha improntato il suo intervento nel solco del rapporto carcere-società, ricordando che i disagi che portano le persone in carcere sono specchio della nostra società. Nel suo ruolo, l’autrice ha visitato molte delle 190 strutture di reclusione italiane e conosce bene anche quella di Mantova: “Offre una vista sulla città, sulla bella cupola di Santa Barbara e questo è positivo, ma nelle carceri come la vostra la posizione centrale si paga con la fatiscenza: è una delle strutture più brutte che abbia visitato”.

Positivi gli sforzi che la casa circondariale di Mantova compie - ricorda il Centro solidarietà carcere - attivando percorsi educativi che anche i volontari contribuiscono a realizzare. Ma il mondo dentro l’istituzione carceraria è un puzzle di fragilità: non c’è investimento sulla possibilità di presa in carico, quando escono i detenuti sono persone ancora più fragili, senza aver incontrato percorsi migliorativi”. Dalla complessità dell’universo carcere al suo superamento.

“Perché abolire il carcere: le ragioni di No Prison”, il titolo del testo di Giuseppe Mosconi, sociologo del diritto, una conoscenza pluridecennale della questione: “Sono sempre più orientato verso una prospettiva abolizionista: non è una posizione di principio, è una necessità. Le riforme restano inefficaci, la cultura del castigo non funziona: le recidive sono al 70%”.