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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 24 gennaio 2025

A voler essere ottimisti, la VII Conferenza nazionale sulle dipendenze che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha fissato ieri per il 7 e l’8 novembre a Roma potrebbe assomigliare più a quella di Trieste del 2009 che non all’ultima, tenutasi a Genova nel novembre 2021. Al contrario del confronto tra istituzioni, studiosi, operatori e consumatori organizzato poco più di tre anni fa dalla ministra alle Politiche giovanili Fabiana Dadone (M5S) del governo Draghi, infatti, la “vetrina per sigillare le politiche della legge Fini-Giovanardi” - come venne definita dalle associazioni del privato sociale che si riunirono contemporaneamente in un convegno alternativo - servì solo a celebrare “il matrimonio tra patologizzazione e repressione” tanto caro al governo Berlusconi di allora, e in particolare al sottosegretario Carlo Giovanardi che ne fu promotore.

A voler essere ottimisti, stando alla confusione fatta dal governo Meloni tra la canapa e la cannabis light, e tra questa e le sostanze stupefacenti (vedi i vari ddl Sicurezza, decreto Caivano e decreto Schillaci sospeso dal Tar). “Riprendiamo un adempimento non solo previsto dalla legge e che avrebbe dovuto avere una cadenza molto più ravvicinata”, spiega Mantovano dopo l’incontro in Conferenza Regioni a cui ha partecipato anche il ministero della Salute e il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli. Anche se in realtà il T.U. 309/90 sugli stupefacenti prescrive una Conferenza nazionale ogni tre anni.

Ma il sottosegretario con delega alle Politiche antidroga precisa che la Conferenza nazionale serve “anche a sottolineare l’unità di intenti e a individuare obiettivi sempre più adeguati su un fenomeno complesso, che varia in continuazione e che necessita di un aggiornamento continuo. La guerra contro le dipendenze, non solo quelle da sostanze stupefacenti ma anche dal gioco d’azzardo e dai social, si può vincere se si combatte insieme. Insieme tra Stato, Regioni e comunità di recupero, con le società scientifiche, con tutti coloro con i quali, da quando esiste il governo abbiamo iniziato un percorso comune”.

Un’”unità di intenti”, che ha già portato, sostiene Mantovano, a incrementare di “70 milioni in più dello scorso anno” il fondo per il contrasto, per un “totale di 164 milioni di euro disponibili sui fronti della prevenzione e del recupero”. Soldi che “sono soprattutto vincolati verso le differenti destinazioni funzionali a una reale prevenzione e a un reale recupero”. “Ovviamente - ha aggiunto -, poiché la gran parte delle competenze spettano alle Regioni, poi andranno trovati i canali attuativi”.

Canali che vanno ancora trovati - per fare un esempio in campi affini - per mettere a frutto in concreto l’”elenco delle strutture residenziali idonee all’accoglienza e al reinserimento sociale” dei detenuti tossicodipendenti che il governo avrebbe dovuto già stilare secondo il “Decreto carceri” convertito in legge ad agosto. Secondo i dati del sottosegretario alla Salute Marcello Gennato, nel 2023 sono state “132 mila le persone che si sono rivolte ai Sert, e rispetto al 2022 c’è stato un aumento del 5% di accessi ai pronto soccorso per uso di sostanze stupefacenti”, mentre tra i giovani “il 39% dichiara di aver assunto almeno una droga”.