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di Paola Pagnanelli

Il Resto del Carlino, 31 agosto 2025

L’avvocato fa il bilancio dei suoi anni da Garante: dai detenuti ai disabili, tanti progetti in porto “Penitenziario? Piediripa la soluzione più logica, ma solo la città ducale vuole la struttura”. L’accesso agli atti delle amministrazioni pubbliche, il rispetto dei diritti dei disabili, la tutela dei minorenni e la condizione di carceri e detenuti: dal febbraio 2021 di questo si è occupato l’avvocato Giancarlo Giulianelli, garante dei diritti delle Marche. E ora, con il rinnovo del consiglio regionale in vista, per lui è tempo di bilanci in attesa che, dopo un periodo di prorogatio, la prossima amministrazione decida chi coprirà quel ruolo per i prossimi cinque anni.

“Tante progettualità avviate andranno in porto - premette - dopo un lavoro che ha portato la Regione ad aumentare il budget di questo ufficio da 65mila a 450mila euro all’anno”. Risorse, spiega, indirizzate in cinque obiettivi: “Il garante si occupa di difesa civica, poi è garante dei minori, dei detenuti, delle discriminazioni e delle vittime di reato. A queste cinque competenze previste nel 2008, si è aggiunta nel 2022 anche un’altra, sulle disabilità, grazie alla consigliera regionale Anna Menghi che ha impedito la costituzione di una figura ad hoc. La mia esperienza da penalista mi ha portato ad avere particolare attenzione alle questioni legate alle carceri, soprattutto per progetti che dessero ai detenuti una alternativa rispetto alle passate, scellerate scelte di vita. In carcere i concetti di spazio e tempo sono invertiti rispetto al mondo esterno: lì lo spazio si restringe in pochi metri quadrati, e il tempo si dilata. L’idea era riempire quel tempo con la formazione, per la quale però servono risorse, e devo ringraziare la giunta per aver aumentato il budget dell’ufficio per questo”.

Che tipo di progetti sono stati realizzati?

“I più disparati e ovunque, dall’entroterra pesarese all’ascolano. Alcune iniziative hanno avuto una ribalta nazionale, come il premio “La casa in riva al mare” inventato con Enzo Nannipieri di Musicultura; i detenuti del Barcaglione hanno partecipato alla giuria, ma hanno anche partecipato a laboratori musicali, un’attività premiata come best practice nel 2024 dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria”.

Quali i progetti in cantiere?

“Il governo ha dato la possibilità di creare due hub per l’esecuzione penale esterna. Nelle Marche, a luglio c’erano 950 detenuti, però quelli che scontano una pena fuori dal carcere sono molti di più, circa 5mila. Tutte queste persone hanno bisogno di vari servizi, assistenza per trovare una casa o un lavoro, per prendere la patente. In tutta Italia il ministero sta avviando il progetto di realizzare degli hub, dei contenitori per questi servizi, e noi abbiamo intercettato il finanziamento. Ad Ancona abbiamo già trovato la sede, che metteremo a posto con i fondi del ministero; a Macerata non abbiamo ancora trovato uno spazio adatto, e neanche a Civitanova, che sarebbe stata funzionale visto che la maggior parte dei soggetti in esecuzione penale esterna gravitano sul territorio costiero. Un altro progetto è la realizzazione del centro regionale antidiscriminazione. Questo farebbe attività non solo su questioni di immigrazione, ma anche al sesso, alla lingua, la religione, alla tutela dei diritti Lgbt. Il centro, che a me piacerebbe realizzare a Macerata, anche per rispondere ai fatti del 2018 dopo l’omicidio di Pamela Mastropietro e la strage di Traini, è collegato con le università di Urbino e Macerata e vorrei coinvolgere anche la Caritas”.

Quale è la cosa più brutta capitata in questi 4 anni?

“Il suicidio di un ragazzo a Montacuto nel 2024, un anno orribile in cui furono oltre 80 suicidi nelle carceri italiane. È stato atroce. E poi la storia di un papà di Fabriano, che da anni cerca di vedere la figlia, portata dalla madre in Grecia. Le abbiamo tentate tutte, ma ci siamo scontrati con un muro di gomma”.

E una bella?

“Un detenuto straniero doveva fare un trapianto urgente di polmone, non riuscivamo a trovare una soluzione. Ma in collegamento con il collega del Veneto lo abbiamo fatto ricoverare a Padova dove è stato operato. Rischiava di morire, si è salvato”.

In che condizioni sono le carceri delle Marche?

“Hanno problemi vari. Fossombrone, appena ristrutturata, è l’unica realtà dignitosa, una eccezione con la Rems di Macerata Feltria, per gli autori di reato incapaci di intendere e di volere ma socialmente pericolosi: anche questa è stata ristrutturata ed è gestita molto bene. Per il resto, la situazione edilizia è scadente”.

Che prospettive ci sono per il sovraffollamento?

“Non è un problema risolvibile a breve purtroppo”.

Il carcere a Macerata potrebbe aiutare?

“Io ne auspico la realizzazione, ma è un’utopia. Dal punto di vista funzionale, sarebbe la cosapiù logica farlo a Piediripa. Ma Macerata non lo vuole. Invece Camerino, con una città e un territorio stupendi devastati dal sisma, lo vuole, come investimento per rivitalizzare la zona e dare un minimo di speranza per il futuro. Il carcere a Camerino sarebbe dono alla città che se lo merita ed è l’unica che lo vuole. Purtroppo in questo momento non ci sono fondi, ma la battaglia va fatta”.

Da garante ha anche favorito l’impiego di detenuti nella ricostruzione...

“Abbiamo firmato un protocollo nazionale con Anci, Cei, Ance, struttura commissariale e ministero della Giustizia. Siamo l’unica regione ad aver fatto i corsi di formazione per questo impiego. Ma è necessario che tutti i firmatari della convenzione, tra cui la Cei, facciano la loro parte per concretizzare il progetto e dare una chance di lavoro a queste persone”.