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di Paola Pagnanelli

Il Resto del Carlino, 6 agosto 2024

I numeri: nelle Marche quasi mille detenuti, tanti in attesa di giudizio. Pesa la discrezionalità del giudice “Un nuovo penitenziario? Purtroppo dopo le parole di Nordio il progetto è finito nel dimenticatoio”. “La riforma Nordio fa almeno un passo avanti, aumentando il diritto alle telefonate per i detenuti. Si poteva fare di più, ma è già qualcosa in una situazione che va affrontata cambiando per prima cosa, noi cittadini liberi, il nostro approccio al tema”.

Il Garante regionale Giancarlo Giulianelli interviene sulle carceri, tornate in primo piano dopo le proteste a Sollicciano e non solo. Il primo problema è il sovraffollamento. Nelle Marche ci sono 926 detenuti, 285 sono stranieri, 21 donne. Ad Ancona, Montacuto ha 316 detenuti su una capienza di 256; Barcaglione 100 detenuti su 100 posti disponibili. Ad Ascoli, a Marino del Tronto i detenuti sono 131 su 103 posti autorizzati. A Fermo 48 su 43 posti. A Villa Fastiggi di Pesaro 241 (di cui 21 donne) su una capienza di 153: è la situazione più critica. A Fossombrone, con posti dimezzati per i lavori, ci sono 90 detenuti.

Che fine ha fatto il progetto del carcere a Macerata?

“Non se ne è più parlato, dopo che il ministro Nordio ha risposto in Parlamento all’interrogazione dell’onorevole Manzi, condividendo l’idea di realizzarlo a Macerata. Forse l’ideale sarebbe costruirlo tra Macerata e Fermo, per chiudere quest’ultimo e avere una struttura, nuova e adeguata, per le due province”.

Che altro si può fare contro il sovraffollamento?

“A Montacuto, su 316 detenuti solo 145 sono condannati in via definitiva. In tutta Italia su 61mila detenuti, 19mila sono in attesa di giudizio. L’Italia è il paese occidentale con il maggior numero di detenuti in attesa di giudizio. Se a questi 19mila si aggiungono quelli che possono accedere a misure alternative, si arriva a 30mila persone che potrebbero tornare in libertà”.

E invece?

“Pesa molto la discrezionalità del giudice che, per quante riforme si possano fare, non può essere eliminata. Il magistrato valuta chi possa essere scarcerato e chi no. Questo non è un problema di per sé, lo diventa di fronte a un sovraffollamento così grave. A Montacuto c’è un caso paradigmatico. Tammaro Iavarazzo è in carcere da oltre 20 anni. Ha perso la vista, non può fare niente e ha bisogno sempre di un piantone. Gli sono rimasti due anni di pena e non si riesce a portarlo in detenzione domiciliare. Il sistema penitenziario ancora teme che un cieco, dopo 25 anni di galera, possa commettere reati della stessa specie di quelli per cui è stato condannato, e per i quali ha pagato il conto”.

Non pesano anche le scelte politiche?

“Non del tutto, perché alla fine chi tiene in carcere le persone sono i giudici, che applicano codici e leggi. La riforma epocale in materia fu tentata con il ministro Orlando, con gli stati generali dell’ordinamento penitenziario e la commissione Giostra. Ma quel governo non ebbe il coraggio di varare la riforma per timore delle ricadute elettorali. Il governo attuale è l’unico che in 30 anni ha messo mano alla questione quanto meno delle telefonate ai familiari, importanti per alleviare le sofferenze di chi è detenuto, che deve pagare una pena ma una soltanto. Su questo si deve riflettere: il detenuto non è un reietto”.

Funziona la legge Smuraglia, che prevede agevolazioni per chi assume ex detenuti?

“Nelle Marche è quasi impossibile applicarla. È fondamentale offrire una possibilità di lavoro, per ridurre la recidiva. E lo Stato, come impone la Costituzione, deve tendere alla rieducazione del detenuto”.

Altro tema dolente è la sanità...

“I detenuti scontano le difficoltà della sanità generale, con la complicazione ulteriore di dover essere scortati in ospedale dalla polizia penitenziaria, anche questa sotto organico. Sto cercando di introdurre la telemedicina, ma ci sono difficoltà legate soprattutto al gestore”.

Come è la situazione a Fermo, a corto di spazi per le attività?

“Abbiamo fatto un progetto di pet therapy, ora ne partirà uno finanziato dall’ufficio del garante per alcuni detenuti con Sviluppo Europa Marche e Confindustria, che si è data da fare per reperire calzaturifici dove i detenuti faranno formazione”.

Ci sono qui casi come quelli denunciati a Firenze?

“La situazione dell’edilizia penitenziaria non è delle migliori. Montacuto, nella parte non visibile ai più, è in condizioni pietose, ci sono infissi che rischiano di cadere sui detenuti, infiltrazioni di acqua. A Villa Fastiggi peggio. Marino del Tronto ha ancora i presidi del 41 bis. Gli unici in condizioni più che dignitose sono Fossombrone e il Barcaglione. Il primo risponde davvero al dettato costituzionale. Al Barcaglione metà dei cento detenuti lavorano grazie all’opera meritoria di un agronomo in pensione, Sandro Marozzi di Treia. Ci sono l’orto, ulivi, ovini, il caseificio. Ma anche quel carcere ha bisogno di manutenzione”.