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di Maria Novella De Luca

La Repubblica, 22 maggio 2023

Tanti bambini e tanti giovani sfilano per chiedere la fine del conflitto. Ma la novità di quest’anno è il no anche a un’altra apocalisse, quella ambientale. Tra i volti famosi Bergonzoni e Cucinelli, tra i politici Fratoianni e Boldrini.

A guardarla da qui, nel corteo che scorre allegro e di buon passo sulle vie di San Francesco, l’Italia non sembrerebbe una nazione sull’orlo di una crisi demografica senza ritorno. Sarà, forse, perché migliaia di giovani e centinaia di bambini camminano avvolti nelle bandiere della pace, dipinti di arcobaleno in ogni ciocca di capelli. “La guerra è una tomba grigia - dice il cartello di Jacopo, 10 anni, da Firenze - ma noi coloreremo tutto”.

Nel nome di Gandhi - Perugia-Assisi, terza “Marcia della pace e della fraternità” da quando è scoppiata a febbraio del 2022 la guerra in Ucraina, ventunesima da quando la istituì nel 1961 il filosofo Aldo Capitini: il conflitto è nella fase più aspra ma il frastagliatissimo mondo del pacifismo italiano continua testardamente a camminare. Chiedendo stop alle armi nucleari, stop a nuovi invii di materiale bellico in ogni teatro di guerra, Ucraina compresa, perché, dice Luca Fedrigotti, 38 anni, di Carpi, mentre una gigantografia di Gandhi gli scorre accanto, “l’unica arma dovrebbe essere quella della diplomazia”. Nessuna ingenuità. “Ho iniziato a marciare nel 1995 e da allora non è cambiato nulla, anzi le guerre sono in aumento. Continuo a protestare, a dissociarmi, se smettessi mi sentirei complice. Putin è l’invasore e va fermato, l’Europa e gli Stati Uniti avrebbero la forza di portarlo alla trattativa, non accade perché il business delle armi è più forte di tutto”.

Bergonzoni: “Chiediamo tregua” - Ma la novità di quest’anno, mentre l’Emilia continua a piangere le sue vittime, è che oltre allo slogan “No war”, c’è anche il no alla catastrofe climatica, all’apocalisse ambientale, dicono i camminanti del sentiero di San Francesco, “figlia della stessa logica di rapina della guerra, di un’economia che arricchisce pochi e toglie a tutti”. È il pensiero di Alessandro Bergonzoni, pacifista convinto: “L’Emilia chiede tregua, i giovani chiedono tregua, i migranti chiedono tregua. Non esiste una guerra giusta. Se si vuole vincere non si parlerà mai di pace. Bisogna trattare, anche con compromessi anomali, una trattativa anche storta ma che sia una trattativa, un avvicinamento col rivale. Siamo qui per raccontare che c’è dissenso, obiezione di coscienza, per dire che siamo non violenti. Non si può stare in silenzio. Se taccio sono colpevole”.

Papa Francesco nel cuore - Antonio Cubeddu ha 30 anni, vive a Nuoro e insegna al liceo. “Se non puntiamo al disarmo nucleare la pace resterà un’utopia. Guardate che delusione il G7 a Hiroshima. Nemmeno la presenza degli Hibakusha sopravvissuti al bombardamento atomico è bastato per decidere una moratoria nucleare”. Gandhi e papa Francesco. L’unico leader citato è Bergoglio. Suor Giulia, missionaria francescana, è alla testa di un corteo di bambini. Le parole del pontefice le sa a memoria. “Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all’incontro e no allo scontro, sì al dialogo e no alla violenza. Sì al negoziato e no alle ostilità. Sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni. Sì alla sincerità e no alla doppiezza”.

Cucinelli e la nuova pace di Vestfalia - Dietro lo striscione “Trasformiamo il futuro”, partito dai Giardini del Frontone di Perugia per arrivare alla rocca di Assisi, ci sono tutti, dalla “Tavola per la pace” alla “Rete Pace e Disarmo”, che aggregano la maggioranza delle sigle pacifiste, ci sono 119 scuole e 71 università affratellate nella “Rete per la pace”, poi i sindacati con le bandiere rosse della Cgil, le Acli con le bandiere bianche, c’è Libera, Emergency, l’Anpi, i fazzoletti partigiani sono ovunque, tanti quanto gli stendardi di Agesci e Cngei, scout laici e cattolici. “Siamo diecimila, è la marcia dei ragazzi”, annuncia Ivano Lotti, organizzatore del cammino Perugia-Assisi, alla partenza c’è anche Brunello Cucinelli, umbro, imprenditore famoso, re del cachemire made in Italy, ma anche di un modo di fare azienda etico e rispettoso dei diritti.

“I nostri giovani sono le sentinelle dell’umanità e credo che ben presto si arriverà anche ad una contemporanea pace di Vestfalia”, sostiene con ottimismo Cucinelli citando la guerra dei trent’anni. “Stiamo andando verso un secolo speciale, che io trovo particolarmente bello. Anche se abbiamo una guerra in corso, sono però convinto che i saggi dell’umanità troveranno una soluzione ben presto, ne sono sicuro”. Chissà. Di politici alla marcia ci sono Nicola Fratoianni ed Elisabetta Piccolotti, entrambi dell’alleanza Verdi-Sinistra. “Mentre l’escalation militare continua imperterrita e l’Europa dà il via libera per mandare anche gli F-16 in Ucraina, qui ad Assisi c’è un popolo di uomini e donne che rifiutano la logica delle armi e tentano di fare valere la ragione della pace e il buonsenso”. Piccolotti: “Il governo investa sulla speranza invece che sulla morte. C’è una sola strada per il cessate il fuoco in Ucraina ed è la trattativa diplomatica tra Usa e Cina, con la mediazione dell’Europa”. E Laura Boldrini: “Dobbiamo tutti, ad ogni livello, promuovere il dialogo e costruire la via d’uscita dalle guerre. L’Italia e l’Europa sostengano la missione di pace del cardinale Zuppi a Kiev”.

Nubifragi e rovesci risparmiano la marcia, anzi il sole è caldo mentre i diecimila arrivano alla Porziuncola, la piccola chiesa custodita nella basilica di Santa Maria degli Angeli dove San Francesco - si dice - scoprì la sua vocazione e accolse Santa Chiara e i primi frati. (Poi davanti alla rocca, traguardo della marcia, scuole ed università firmeranno il “Patto di Assisi” per l’educazione alla pace). Beatrice Debbia ha 20 anni, studia legge per diventare magistrata e arriva da Scandiano. “Non so se il mio camminare potrà fermare la guerra, anzi le guerre. Ma partendo dal basso la mia protesta è questa, questa è la mia richiesta di giustizia. Se diventeremo tanti, chissà, un milione di persone che camminano contro la guerra, magari ci ascolteranno. Una cosa è certa: non si può cercare la pace rispondendo alle armi con nuove armi”. Ancora il pensiero corre al Mahatma Gandhi e alla sua marcia del sale. Alex, Samuel, Cristian, Nunzio e Benedetto hanno 16 anni, vengono da Bronte, in Sicilia. Hanno facce allegre, sorrisi aperti: “Noi camminiamo, qualcuno ci ascolterà”. Forse però lo slogan più bello è quello di un gruppo di donatori di sangue, che procedono spediti e a passo deciso. “Siamo qui perché il sangue bisogna donarlo, non spargerlo sui campi di battaglia”.