di Concetto Vecchio
La Repubblica, 30 aprile 2021
Parla l'ex dirigente di Lotta Continua e parlamentare per sei legislature: "Gli arrestati in Francia sono già stati tutti giudicati e condannati. Adriano Sofri ha ragione".
Marco Boato, cosa ha pensato quando ha appreso degli arresti dei terroristi?
"Ho combattuto per decenni il terrorismo in tutte le sue forme, anche con qualche rischio personale e con nessuna simpatia per coloro che ne sono stati protagonisti. Ma sono stato anche il primo promotore della legge sulla dissociazione, per cercare di uscire da quella stagione buia. Dopo gli arresti di Parigi, ho pensato che Mitterrand, Chirac, Sarkozy e Hollande, presidenti di sinistra e di destra, erano stati più saggi nel contribuire a porre fine alla stagione del terrorismo".
Macron invece?
"Forse lui guarda alle prossime elezioni presidenziali e alla concorrenza di Marine Le Pen, riconquistando consenso in quell'elettorato di estrema destra, tentazione a cui Chirac e Sarkozy si erano sottratti".
Quindi anche lei, come Adriano Sofri pensa: "E adesso che ve ne fate, sono vecchi e malati"?
"Sofri su Foglio ha fatto riflessioni ragionevoli e pacate, che ho condiviso pienamente, tanto più che lui ha trascorso molti anni in carcere e poi in detenzione domiciliare".
L'età avanzata di un condannato malato supera il bisogno di giustizia?
"Giorgio Pietrostefani era già stato alcuni anni in carcere e ha tentato in ogni modo di ottenere giustizia, proclamandosi sempre innocente. Ha lasciato l'Italia per Parigi solo dopo che anche il processo di revisione, seguito a precedenti condanne e assoluzioni, anche in Cassazione a sezioni riunite, si era chiuso negativamente. A Parigi ha subito un trapianto di fegato e decine di interventi successivi. Non vedo quale bisogno di giustizia ci sia ancora".
Priebke venne condannato cinquant'anni dopo i fatti, a 84 anni.
"Non c'entra nulla. Priebke non era mai stato processato prima, e la strage delle Fosse Ardeatine non era certo prescritta. Gli arrestati, e per ora rilasciati, di Parigi erano già stati tutti giudicati e condannati".
Sofri dice anche: "Pietrostefani non è un terrorista". Ma è stato condannato per l'omicidio del commissario Calabresi, ed ha goduto della dottrina Mitterrand.
"Non lo dice Sofri soltanto, lo dice il capo di imputazione e la sentenza di condanna, dove non compare alcuna aggravante di terrorismo o di banda armata, cosa che quasi tutti in questi giorni hanno dimenticato. Del resto, l'aggravante di terrorismo fu introdotta solo nel 1980".
È ancora convinto che non sia stata Lotta continua a uccidere Calabresi?
"Ne sono sempre stato convinto, avendo seguito di persona tutti gli otto processi e avendo letto tutte le carte processuali. Nella prima fase avevano cercato di coinvolgere anche me e Mauro Rostagno, ucciso dalla mafia pochi mesi dopo".
E chi l'ha assassinato allora?
"Questo andrebbe chiesto ai magistrati competenti. Anche il colonnello dei carabinieri Nicolò Bozzo espresse le sue perplessità, quando venne ascoltato in Parlamento".
Ha mantenuto i contatti con Pietrostefani?
"Abbiamo avuto una comune militanza in Lotta continua e poi l'ho visitato molte volte in carcere e frequentato durante tutti i processi. Altri amici hanno mantenuto con lui rapporti anche dopo a Parigi, dove io non sono mai stato per questo".
La dottrina Mitterrand nel tempo è stata interpretata dalla Francia come se l'Italia fosse un Paese sudamericano. Non è ridicolo?
"Che io sappia, Mitterrand non ha mai sostenuto tesi del genere, ma ha solo cercato di contribuire a disinnescare la spirale del terrorismo. E ci è riuscito".
Ha letto l'intervista a Gemma Calabresi?
"Ho assoluto rispetto per Gemma Calabresi, anche se lei e i suoi familiari sono stati sempre "colpevolisti", ancor prima della sentenza definitiva di condanna. Ma il loro avvocato ha cercato in Corte d'assise di attribuire agli ex di Lotta continua l'omicidio di Mauro Rostagno, un sospetto ignobile e inescusabile".
Gemma Calabresi prega per i terroristi, ma molti terroristi, quando parlano di quegli anni, dimenticano le vittime.
"Gemma Calabresi è cristiana, come lo sono io, e si comporta di conseguenza. Chi si dimentica delle vittime fa un grave errore. Ma altri ex terroristi hanno saputo instaurare un dialogo di riconciliazione con i familiari delle vittime, in nome di una giustizia riparativa".
L'ex terrorista Paolo Persichetti dice: "Anche l'esilio è una pena". Non è uno schiaffo alle famiglie delle vittime?
"Non so nulla di quanto dica o abbia detto Persichetti, che non conosco. L'esilio è sicuramente anche una pena, ma il rispetto per le vittime è doveroso per tutti"
Come spiegherebbe a un ragazzo di oggi gli anni di piombo?
"Dalla strage di Piazza Fontana a Milano il 12 dicembre 1969, ma anche prima con altri attentati, si è sviluppata la strategia della tensione, con stragi e ripetuti tentativi golpisti. Al terrorismo di destra, con complicità istituzionali negli apparati dello Stato, si è poi contrapposto anche un terrorismo di sinistra. Da una parte c'era il disegno di fermare i movimenti studenteschi e operai del '68-'69, dall'altra la folle idea di sostituirsi ai movimenti collettivi con la lotta armata, fino al tragico caso Moro".
Che Italia era?
"C'era un sistema politico bloccato, senza ricambio e senza democrazia dell'alternanza, con molti apparati dello Stato ancora eredi del periodo fascista e occupati da uomini della loggia massonica P2, come si scoprì dopo. Ma fu anche un'Italia di grandi conquiste civili, divorzio, consultori, servizio sanitario nazionale e molte altre. Ridurre tutto agli anni di piombo sarebbe un grave errore storico e politico".
Perché adesso Draghi è riuscito laddove hanno fallito tutti gli altri?
"Non sono convinto che l'iniziativa del governo e della ministra Cartabia, che pure stimo per altri aspetti, sia un contributo positivo per una pacificazione. Vedremo ora cosa deciderà la magistratura francese".
Qual allora il modo più giusto per chiudere nella verità quella stagione?
"La verità sul periodo delle stragi e del terrorismo, di destra e di sinistra, è già stata quasi totalmente acquisita. Quando non sul piano giudiziario, come per Piazza Fontana, sicuramente comunque sul piano storico-politico. Resta aperto solo il processo per la strage di Bologna. Quando ero parlamentare, ho promosso la costituzione della Commissione stragi e terrorismo e ho fatto proposte per una soluzione politica, che solo in parte sono state accolte. Ora quella stagione, fortunatamente, è conclusa per sempre".











